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Il Museo Nicolaiano di Bari

Bari 28 foto 5 gennaio 2023 1.092 visualizzazioni

Un luogo sorprendente dove non solo viene raccontata la storia del Patrono di Bari, ma in cui è possibile ammirare alcuni preziosi reperti provenienti dall’epoca romana, bizantina e normanno-sveva della città. È il Museo Nicolaiano, una collezione poco pubblicizzata ma che svela al visitatore la Bari antica e “sepolta”. Al Nicolaiano si può ripercorrere la storia del capoluogo pugliese attraverso sculture, capitelli, pergamene e sarcofagi salvatisi nel corso dei secoli, i quali vanno ad aggiungersi ai quadri e agli oggetti sacri che riguardano la figura di San Nicola (foto di Francesco De Leo)  

Notizia collegata — Il Museo Nicolaiano: quel luogo che ripercorre la storia "sepolta" di Bari e del suo Patrono
28 fotografie
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Lasciati i reperti di epoca romana, entriamo nell’area dedicata all’età bizantina della città. Qui ci imbattiamo in due opere di marmo. La prima ritrae una leonessa stilofora (portatrice di colonna), che fungeva da ornamento collocato all’esterno del Palazzo del Catapano (che fu abbattuto per far posto alla Basilica)
Lasciati i reperti di epoca romana, entriamo nell’area dedicata all’età bizantina della città. Qui ci imbattiamo in due opere di marmo. La prima ritrae una leonessa stilofora (portatrice di colonna), che fungeva da ornamento collocato all’esterno del Palazzo del Catapano (che fu abbattuto per far posto alla Basilica)
L’animale è rappresentato con una criniera, come se fosse un maschio. Probabilmente l’autore non aveva mai visto un leone. Comprendiamo però il suo sesso dal cucciolo che porta in bocca: simbolo di protezione, scelto per suscitare la benevolenza divina
L’animale è rappresentato con una criniera, come se fosse un maschio. Probabilmente l’autore non aveva mai visto un leone. Comprendiamo però il suo sesso dal cucciolo che porta in bocca: simbolo di protezione, scelto per suscitare la benevolenza divina
La seconda opera è un capitello a stampella raffigurante due scimmie
La seconda opera è un capitello a stampella raffigurante due scimmie
I primati avevano però in età bizantina un’accezione negativa perchè visti come una cattiva imitazione dell’uomo e quindi opera del demonio
I primati avevano però in età bizantina un’accezione negativa perchè visti come una cattiva imitazione dell’uomo e quindi opera del demonio
Giungiamo ora alla parte dedicata al periodo Normanno-Svevo. Bari fu conquistata dal re normanno Roberto il Guiscardo nel 1071. Pochi anni dopo, nel 1087, avvenne la traslazione delle ossa di San Nicola da Myra a Bari. Dell’evento è qui conservata un’eccezionale testimonianza: una pergamena del 1175 contenente la lista dei nomi degli eredi dei 62 marinai che trasportarono le reliquie in città
Giungiamo ora alla parte dedicata al periodo Normanno-Svevo. Bari fu conquistata dal re normanno Roberto il Guiscardo nel 1071. Pochi anni dopo, nel 1087, avvenne la traslazione delle ossa di San Nicola da Myra a Bari. Dell’evento è qui conservata un’eccezionale testimonianza: una pergamena del 1175 contenente la lista dei nomi degli eredi dei 62 marinai che trasportarono le reliquie in città
Più avanti ecco la corona normanna di Re Ruggero II, sostituita però da una copia perchè l’originale è temporaneamente esposta nel museo di Mannheim, in Germania. Risalente al XII secolo, vede sulla sua superficie una sottile decorazione con motivo a foglie, che si interrompe sulla fronte per lasciare posto a tre placchette applicate raffiguranti altrettante figure di angeli
Più avanti ecco la corona normanna di Re Ruggero II, sostituita però da una copia perchè l’originale è temporaneamente esposta nel museo di Mannheim, in Germania. Risalente al XII secolo, vede sulla sua superficie una sottile decorazione con motivo a foglie, che si interrompe sulla fronte per lasciare posto a tre placchette applicate raffiguranti altrettante figure di angeli
Nel Museo è anche conservata una pergamena originale di Federico II
Nel Museo è anche conservata una pergamena originale di Federico II
Al suddetto atto è legato con un nastro rosso lo stemma ufficiale reale in cera d’api, sul quale si vede l’imperatore che stringe fra le mani un globo e uno scettro: i simboli del sacro romano impero
Al suddetto atto è legato con un nastro rosso lo stemma ufficiale reale in cera d’api, sul quale si vede l’imperatore che stringe fra le mani un globo e uno scettro: i simboli del sacro romano impero
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Saliamo ora al primo piano, dove sono esposte altre opere che raccontano la storia antica della città. C’è ad esempio un sarcofago di marmo della seconda metà del 1200 appartenente probabilmente a Roberto da Bari, ricco notabile noto per aver firmato nel 1268 la condanna a morte del figlio di Federico II, Corradino di Svevia
Saliamo ora al primo piano, dove sono esposte altre opere che raccontano la storia antica della città. C’è ad esempio un sarcofago di marmo della seconda metà del 1200 appartenente probabilmente a Roberto da Bari, ricco notabile noto per aver firmato nel 1268 la condanna a morte del figlio di Federico II, Corradino di Svevia
Disposte su una parete notiamo invece quattro lastre in marmo. Si tratta di plutei: balaustre rettangolari adibite a dividere in due parti un edificio. Le due poste più in alto sono addirittura  di epoca longobarda, del VII-VIII secolo e raffigurano una sfinge...
Disposte su una parete notiamo invece quattro lastre in marmo. Si tratta di plutei: balaustre rettangolari adibite a dividere in due parti un edificio. Le due poste più in alto sono addirittura di epoca longobarda, del VII-VIII secolo e raffigurano una sfinge...
...e un leone
...e un leone
Quelle collocate inferiormente sono bizantine, dell’XI secolo: finemente elaborate e colorate sia nei motivi che nelle figure...
Quelle collocate inferiormente sono bizantine, dell’XI secolo: finemente elaborate e colorate sia nei motivi che nelle figure...
...rappresentano un angelo e due grifoni
...rappresentano un angelo e due grifoni
Questo livello dell’edificio è però prevalentemente dedicato al culto di San Nicola. Vicino all’ingresso ci imbattiamo nel quadro che raffigura il Patrono, quello che il 7 maggio viene posto sul peschereccio che parte da San Giorgio per arriva al porto vecchio di Bari dove viene “raccolto” dal corteo storico e condotto sino alla Basilica
Questo livello dell’edificio è però prevalentemente dedicato al culto di San Nicola. Vicino all’ingresso ci imbattiamo nel quadro che raffigura il Patrono, quello che il 7 maggio viene posto sul peschereccio che parte da San Giorgio per arriva al porto vecchio di Bari dove viene “raccolto” dal corteo storico e condotto sino alla Basilica
La preziosa immagine risale al 1627 (l’aureola sopra il capo è però dell’800) ed è firmata da “Simplicius” dal latino simplex (semplice), parola che si usava all’epoca per indicare un artista che non voleva apparire
La preziosa immagine risale al 1627 (l’aureola sopra il capo è però dell’800) ed è firmata da “Simplicius” dal latino simplex (semplice), parola che si usava all’epoca per indicare un artista che non voleva apparire
Il viaggio prosegue con un altro importante reperto: il pastorale dell’abate Elia, prelato promotore della costruzione della Basilica. L’oggetto è di avorio e di legno e gli fu conferito quando divenne arcivescovo della diocesi di Bari e Canosa
Il viaggio prosegue con un altro importante reperto: il pastorale dell’abate Elia, prelato promotore della costruzione della Basilica. L’oggetto è di avorio e di legno e gli fu conferito quando divenne arcivescovo della diocesi di Bari e Canosa
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