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Bari, la spettrale zona della Fibronit

Bari 12 foto 29 ottobre 2016 879 visualizzazioni

La Fibronit, la "fabbrica della morte", si trova ancora oggi in una zona di Bari che è lecito definire “fantasma”, fatta com’è di capannoni abbandonati, fabbriche in disuso e persino un’antica casa dell’Ottocento disabitata (Foto di Gennaro Gargiulo)

Notizia collegata — Fabbriche in disuso, antiche case disabitate, silenzio: è la spettrale Bari della Fibronit
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Siamo all’inizio di via Caldarola, in un tratto di strada lungo un chilometro che collega via Oberdan a via Magna Grecia. E’ da qui, alla discesa del ponte Padre Pio, che decidiamo di iniziare il nostro viaggio alla scoperta della Bari più spettrale che ci sia
Siamo all’inizio di via Caldarola, in un tratto di strada lungo un chilometro che collega via Oberdan a via Magna Grecia. E’ da qui, alla discesa del ponte Padre Pio, che decidiamo di iniziare il nostro viaggio alla scoperta della Bari più spettrale che ci sia
Il primo edificio industriale abbandonato lo troviamo dopo qualche metro: è un capannone blu di forma rettangolare sui cui dei writers hanno disegnato alcuni graffiti
Il primo edificio industriale abbandonato lo troviamo dopo qualche metro: è un capannone blu di forma rettangolare sui cui dei writers hanno disegnato alcuni graffiti
Ci risulta impossibile avvicinarci al capannone a causa della recinzione che lo avvolge e sulla quale sono appesi cartelli con su scritto “pericolo di morte”. L’edificio è infatti circondato da numerosi tralicci dell’alta tensione
Ci risulta impossibile avvicinarci al capannone a causa della recinzione che lo avvolge e sulla quale sono appesi cartelli con su scritto “pericolo di morte”. L’edificio è infatti circondato da numerosi tralicci dell’alta tensione
Proprio accanto a questo stabilimento si trova una villetta antica a due piani. Nonostante sia disabitata e trascurata (qualche finestra è addirittura murata), mantiene una certa particolarità data dal tetto spiovente, dalle persiane verdi e da una vetrata che fa da cornice alla porta d’ingresso. Difficile non percepire l’evidente contrasto tra questo edificio e i tralicci che lo affiancano
Proprio accanto a questo stabilimento si trova una villetta antica a due piani. Nonostante sia disabitata e trascurata (qualche finestra è addirittura murata), mantiene una certa particolarità data dal tetto spiovente, dalle persiane verdi e da una vetrata che fa da cornice alla porta d’ingresso. Difficile non percepire l’evidente contrasto tra questo edificio e i tralicci che lo affiancano
La vetusta struttura dove sono ubicati alcuni uffici dell’Enel
La vetusta struttura dove sono ubicati alcuni uffici dell’Enel
All’altezza dell’incrocio con via Aristosseno, giungiamo davanti a un grande capannone a due piani di colore bianco e giallo sul quale sono disegnati anche qui dei graffiti. La forma del tetto è particolare: partendo dal basso i cateti sembrano voler disegnare un classico triangolo isoscele, ma a metà ecco che la sagoma cambia, finendo col comporre un rettangolo
All’altezza dell’incrocio con via Aristosseno, giungiamo davanti a un grande capannone a due piani di colore bianco e giallo sul quale sono disegnati anche qui dei graffiti. La forma del tetto è particolare: partendo dal basso i cateti sembrano voler disegnare un classico triangolo isoscele, ma a metà ecco che la sagoma cambia, finendo col comporre un rettangolo
Non ci sono dubbi su ciò che si trovava all’interno della struttura ora abbandonata, visto che su tutto il muro di cinta campeggia per ben tre volte la scritta blu a caratteri cubitali “Bricorama”
Non ci sono dubbi su ciò che si trovava all’interno della struttura ora abbandonata, visto che su tutto il muro di cinta campeggia per ben tre volte la scritta blu a caratteri cubitali “Bricorama”
La Fibronit, la “fabbrica della morte” è circondata da piante altissime lasciate crescere selvaggiamente dopo la chiusura dell’impianto avvenuta nel 1985. Sui muri esterni sono ancora attaccati dei vecchi manifesti di un circo
La Fibronit, la “fabbrica della morte” è circondata da piante altissime lasciate crescere selvaggiamente dopo la chiusura dell’impianto avvenuta nel 1985. Sui muri esterni sono ancora attaccati dei vecchi manifesti di un circo
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