Bari, al via Goodbye America: la seconda edizione della rassegna Nic's Movies

Dal 15/10/2026 al 10/12/2026 55 letture
Bari, al via Goodbye America: la seconda edizione della rassegna Nic's Movies
BARI - A partire da giovedì 15 ottobre 2026, nel Multicinema Galleria di Bari, prende il via la seconda edizione di “Nic’sMovies”, la rassegna cinematografica ideata e promossa dall’Associazione Nicola Curzio APS. L’iniziativa si articola in tre appuntamenti distribuiti tra ottobre e dicembre e prosegue l’impegno a raccogliere e rilanciare l’eredità intellettuale e curatoriale di Nicola Curzio, critico, studioso e appassionato cultore del cinema, scomparso prematuramente.
 
Tra le finalità dell’Associazione vi è infatti quella di riprendere l’attività curatoriale che Nicola ha portato avanti nella sua attività professionale in istituzioni prestigiose come l’Istituto Italiano di Cultura di Londra e l’Institut Français di Milano e nelle sue pubblicazioni letterarie.
 
Nel desiderio di dare continuità a questa ricerca e restituirla alla comunità in forma viva e partecipata, l’associazione ha deciso di avviare una rassegna periodica, affidando la curatela di questa seconda edizione a un terzetto di giovani firme della critica cinematografica: Gemma Adesso, Matteo Marelli e Michele Sardone. 
 
GOODBYE AMERICA
Il focus di questa nuova edizione, intitolata “Goodbye America” nel doppio senso di “Arrivederci” o “Addio” all’America di oggi, ruota intorno alla visione di quello che un tempo era definito “sogno americano”, da sempre fonte di sentimenti irrequieti e discordanti: la paranoia e l’euforia, il sogno e l’incubo, il mito - sempre più vago - della libertà e la certezza della repressione, gli automatismi della retorica e il precipitare del caos, la deriva alla ricerca di se stessi e l’imperialismo della società dello spettacolo. Hippie & yuppie.

La questione di fondo nell’America contemporanea riguarda il modo in cui negli ultimi anni si è profondamente incrinato il rapporto con la verità. Un rapporto sempre più asimmetrico e disgiunto fra fatti e convinzioni: un rapporto di profonda inquietudine rispetto alle possibilità di raccontare la realtà nel momento in cui di fronte a noi non troviamo dei fatti, ma una babele di parole, immagini, credenze, atti di fede. 
I FILM IN PROGRAMMA
 
Tre film di due autori, legati tra loro da rapporto di influenza che ha attraversato i decenni, selezionati per la loro capacità di raccontare l’America di oggi e le sue contraddizioni. Il primo è Il lungo addio (1973) di Robert Altman, sovversiva rilettura del romanzo di Raymond Chandler, che sposta le atmosfere noir verso un’elegia malinconica sul tradimento e sulla solitudine sotto il sole accecante della California. Seguiranno due titoli del suo erede Paul Thomas Anderson, entrambi tratti da romanzi di Thomas Pynchon: Inherent Vice (Vizio di forma, 2014), poliziesco allucinato e allucinogeno, e Una battaglia dopo l’altra (2025), action movie dissacrante e fortemente politico.
 
Tre titoli, come scrive nella presentazione Matteo Marelli, selezionati per salutare l’America di oggi e il suo grande cinema, che ne ha saputo raccontare le inquietanti contraddizioni.
 
LA CURATELA
 
Se la prima edizione della rassegna aveva visto come curatore Andrea Giangaspero, vincitore del concorso di curatela bandito dall’Associazione, per il secondo anno la rassegna è firmata da un terzetto di studiosi di cinema, che ci propongono uno sguardo collettivo sulla complessità della società americana e sulla ambivalenza del nostro rapporto con quella realtà. Le scelte fatte di Gemma Adesso, Matteo Marelli e Michele Sardone sono in continuità con quanto proposto e scritto da Nicola nella sua appassionata attività di diffusione del linguaggio cinematografico.
 
DATE E INFORMAZIONI
 
Le proiezioni sono previste di giovedì sera, con inizio alle ore 20.45 al Multicinema Galleria, in Corso Italia, 15, a Bari. 
 
Programma completo:
🎬 15 ottobre: Il Lungo Addio, Robert Altman, 1973, 112 min
🎬 19 novembre: Inherent Vice, Paul Thomas Anderson, 2014, 149 min
🎬 10 dicembre: Una battaglia dopo l’altra, Paul Thomas Anderson, 2025, 162 min 
 
Tutti i film saranno proiettati in lingua originale con sottotitoli. L'ingresso è libero e gratuito, fino a esaurimento posti.  Per aggiornamenti sul programma completo: https://www.nicolacurzio.it/  


La seconda edizione di Nic’s Movies è composta da tre film per due autori, selezionati da un terzetto di curatori: Gemma Adesso, Matteo Marelli e Michele Sardone. Una proposta in continuità con l’appassionata attività di Nicola di diffusione della cultura cinematografica e del suo sguardo sulla complessità del mondo contemporaneo. Per queste tre serate al Multicinema Galleria quello sguardo si concentrerà sul paese maggiormente osservato dal grande cinema.

GOODBYE AMERICA
“Arrivederci” o “addio”? Quale potrebbe essere la formula più giusta per tradurre “goodbye”? Una soluzione definitiva non c’è; se poi quest’espressione di saluto la rivolgiamo all’America, l’America (di) oggi, quella colonialista, razzista, suprematista della controrivoluzione MAGA, allora il dubbio è davvero senza soluzione.

Ma l’America, in generale, ha sempre suscitato sentimenti irrequieti: ci sono la paranoia e l’euforia, il sogno e l’incubo, il mito - sempre più vago - della libertà e la certezza della repressione, gli automatismi della retorica e il precipitare del caos, la deriva alla ricerca di sé stessi e l’imperialismo della società dello spettacolo. Hippie&yuppie. Un paese biforcuto, che ha sempre pesato sulla coscienza dei suoi grandi narratori: William Faulkner non a caso scriveva «il passato non è mai morto. Non è nemmeno passato».

E il grande cinema statunitense, fin da Griffith, s’è confrontato col senso, anche soffocante, di nascita di una nazione, della sua potenza, ma anche del tarlo interno che la rode. E le immagini di alcuni di questi grandi film, pur raccontando fatti contingenti, possono essere viste come diaframmi verso qualcosa d’infinitamente più grande, ultra-storico, che sta ancora avvenendo. Il focus di questa nuova edizione di Nic’s Movies ruota attorno a quella che forse è la questione di fondo nell’America contemporanea: e cioè di come negli ultimi anni si sia profondamente incrinato il rapporto con la verità.

Un rapporto sempre più asimmetrico e disgiunto fra fatti e convinzioni: un rapporto di profonda inquietudine rispetto alle possibilità di raccontare la realtà nel momento in cui di fronte a noi non troviamo dei fatti, ma una babele di parole, immagini, credenze, atti di fede che sono tutte in contraddizione l’una con l’altra.

Tre film per due autori: Robert Altman e Paul Thomas Anderson, tra loro molto legati (dichiarerà il secondo - dopo che molti fecero notare come certi loro lavori si “parlassero” -: «Se la gente vuole chiamarmi “Little Bobbie Altman” non ho alcun problema con questo. È sempre stato una grande influenza. Quasi lui come uomo più che i suoi film»).

Si comincia giovedì 15 ottobre con Il lungo addio (1973) di Altman, sovversiva rilettura dell’omonimo romanzo di Raymond Chandler e il suo Marlowe, abitato dalla maschera di Elliott Gould (che chiosa ironicamente ogni sua azione, come se si sdoppiasse tra ruolo e semplice presenza scenica), è lontano anni luce da tutti gli altri dello schermo; smarrito, ingenuo, laconico, sta stretto persino alle regole del genere:più che il mondo noir/hard-boiled dello scrittore, vi troviamo per intero il mondo del regista. Un’elegia
malinconica sul tradimento e sulla solitudine nel sole accecante della California.

Segue, giovedì 19 novembre, Inherent Vice (Vizio di forma 2014). Paul Thomas Anderson si misura con la trasposizione cinematografica di un romanzo di Thomas Pynchon: in parte un poliziesco allucinato, in parte un caos allucinogeno, intrisi di intuizioni letali e profondo desiderio. Bello e (volutamente) incoerente, decostruito e sconnesso come un trip acido, è la sinfonia di un mondo amaro e confuso, dove probabilmente è meglio non risvegliarsi ma, una volta fatto, è indispensabile imporre la propria umanità.

Chiude, giovedì 10 dicembre, Una battaglia dopo l’altra (2025). Di nuovo Anderson, ancora a confronto con un testo di Pynchon: un action movie esilarante, che scorre veloce, inarrestabile, ma anche e soprattutto un film politico in ogni sua piega, in ogni ottusa smorfia dell’incredibile prova di Sean Penn, e nella forza delle donne che, per la prima volta nel suo cinema, sono il motore e il futuro di tutto.
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