di Gianmarco Di Carlo - foto Christian Lisco

Nella stazione Fse di Bari c'è la "Noci", locomotiva del 1901: «Ma rischia di essere rimossa»
BARI – Rappresenta il ricordo di un mondo che non c’è più, fatto di treni sbuffanti che con lentezza andavano alla “conquista” del territorio barese. Parliamo di una vecchia locomotiva a vapore del 1901 che, sfuggita alla demolizione, da 58 anni è esposta come un pezzo da museo all’interno della Stazione delle Ferrovie Sud-Est  di Bari, in via Oberdan.

L’ultracentenario veicolo si chiama “Noci, secondo l’antica usanza di dare ai treni il nome di una delle città attraversate. Come la più famosa “Ciclatera”, che per quasi un secolo trasportò i passeggeri tra Bari e Barletta, anche questo convoglio percorreva tratte brevi, precisamente dal capoluogo pugliese sino a Locorotondo (e viceversa). La sua carriera continuò valorosamente anche con l’avvento dei più prestanti mezzi elettrici o diesel, terminando solo nel 1960.

E all’epoca, anzichè demolirla, i macchinisti pensarono bene di monumentarla, ponendola dal 1963 in una nicchia creata ad hoc nella stazione predetta. Lì dove si trova ancora oggi, bisognosa di un adeguato restauro, visto che gli agenti atmosferici e la ruggine hanno rovinato tanto la carrozzeria quanto gli interni.

Ma questo oggi appare come il problema minore. A causa dei prossimi lavori per la variante del nodo ferroviario lo storico mezzo rischia infatti di essere rimosso, anche se non è dato sapere a quale destino andrà incontro.

Il 67enne Fabio Vergari, esperto del mondo dei treni in quanto responsabile dell’Aisaf (Associazione ionico salentina amici ferrovie), ci svela che il futuro del veicolo rappresenta un grosso punto interrogativo. «Le ipotesi che circolano attualmente vanno dall’accantonamento alla ricollocazione in qualche stazione - afferma Vergari -. Noi come associazione ci siamo però proposti di traferirlo nel nostro museo leccese dove già ospitiamo carrozze e locomotive antiche. La speranza è che continui a vivere».

In attesa di comprendere la sua sorte, siamo andati ad ammirare la “Noci” da vicino. (Vedi foto galleria)

La stazione Fse è situata come detto in via Oberdan, poco dopo l’incrocio con via Amendola. Superato il porticato in cui è presente la biglietteria, entriamo camminando sul marciapiede che costeggia i binari. Dopo pochi metri, notiamo sulla sinistra una siepe e dei folti alberi: ed è proprio qui, quasi nascosta in questo scenario verdeggiante e accolta in un angolo realizzato con dei blocchi di pietra, che si trova la vecchia locomotiva.


Benché preservi il suo antiquato fascino, il veicolo sembra quasi dimenticato più che orgogliosamente esposto. La vegetazione ha coperto le ruote e sulla carrozzeria il rosso della ruggine va invadendo il nero originale ormai sbiadito. In altri punti poi la vernice è completamente scolorita e ha lasciato posto a delle chiazze biancastre.

Osservandola nel dettaglio, vediamo come la linea esterna appaia piuttosto massiccia, appesantita dalla presenza delle casse d’acqua ai lati della caldaia. Il mezzo (adibito anche al trasporto merci) era infatti un locotender, ovvero aveva accorpato in un unico carro il “tender”, la componente solitamente separata adibita alle scorte di acqua e di combustibile. Ciò gli consentiva di muoversi agilmente su binari e scambi ferroviari dalle limitate dimensioni, con una potenza di circa 300 cavalli vapore e la velocità massima di 45 km/h.


All’estremità anteriore è possibile notare un alto fumarolo di forma leggermente svasata, con la sua porta d’ispezione frontale a sezione tronco-conica munita di volantino per la chiusura. Sui quattro lati è incisa poi l’iscrizione bianca su sfondo rosso “Numero 6 F.S.E.”. Questo perché la Noci era la sesta di un lotto di 13 locomotive realizzate dall’azienda belga Saint Léonard e acquistate dalla Ferrovia Bari- Locorotondo, linea poi accorpata alle Fse. Il marchio del produttore è ancora visibile sul “duomo”, il recipiente a cupoletta che raccoglieva il vapore.

Ai lati della nicchia sono infine presenti due targhe commemorative in legno. Quella a sinistra riporta un’ode “Alla locomotiva”, definita «Schiava fedel della ferrata strada», mentre a destra si trova una dedica a Giovanni Bombrini, il senatore e imprenditore di origini genovesi che investì nelle rotaie pugliesi diventando poi presidente della Sud-Est. 

Decidiamo ora di avventurarci nella cabina della “Numero 6” e, facendoci largo fra la vegetazione e le ragnatele, saliamo aiutandoci con l’apposita scaletta. Nello spazio angusto e illuminato a malapena dalle strette finestrelle anteriori e posteriori, i segni della ruggine sono evidenti soprattutto sulle tubazioni in ferro, al di sotto di uno spesso strato di polvere.

Manometri, manopole, leve e sportelli del forno e delle vasche per il carbone appaiono invece in buono stato, bisognosi più che altro di pulizia e manutenzione. Sopra di noi il tetto è rivestito in legno malmesso, mentre per terra in un angolo troviamo maglioni e coperte consunte, tracce di un clochard che probabilmente ha trovato qui una precaria dimora.

Una volta scesi incontriamo alcuni ferrovieri a cui chiediamo un parere sul futuro del treno. «Speriamo che si salvi: gli tutti siamo affezionati – afferma Luigi, operatore Fse  –. Tra l’altro se valorizzato potrebbe diventare un’attrazione per i viaggiatori».

«È un peccato che versi in queste condizioni  - interviene Nicola, 48enne macchinista -. Per noi la Noci rappresenta la storia della locomozione e ci consente di fare un paragone tra il presente e il passato, quando il nostro lavoro seppur maggiormente faticoso era indubbiamente più romantico».

(Vedi galleria fotografica)


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Gianmarco Di Carlo
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Christian Lisco
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  • Giuseppe Coppi - Salve,sono il titolare della tua.m.s.di Turi. Oltre ad essere appassionato di questo genere di veicoli,ne abbiamo costruito una versione da gioco nel nostro paese,posseggo conoscenze approfondite e competenze quasi scomparse, nonché attrezzature e locali per procedere ad un restauro"funzionale" della vecchia signora. Se si vuole si può fare. Sono a disposizione per qualsiasi informazione o chiarimento. Rimettiamo la in circolazione. Appartiene a noi...e a noi solo!
  • Faarara - Perché nn ripulire la zona ed Eliminare la ruggine dal veicolo e rimetterlo a nuovo rendendolo presentabile? PERCHÉ NON lasciarlo a vista dei cittadini e turisti come testimonianza di un tempo passato,di una evoluzione dei veicoli che solo oggi con la pandemia da covid 19 ha avuto un rallentamento,ma soprattutto perché nn permettere alle generazione che si susseguono di poter vedere e ricordare come il mondo è in completa evoluzione in ogni cosa?


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