di Mina Barcone

Gino Boccasile, l'artista dimenticato dalla sua Bari: «Ha pagato la vicinanza al Fascismo»
BARI – A ricordare il suo nome ci sono solo l’intitolazione di una strada al San Paolo e una fredda targa in via Prospero Petroni. Sì perché Bari pare aver dimenticato di aver dato i natali al grande Gino Boccasile, pittore e illustratore che ha segnato il periodo del “cartellonismo”, ovvero l’arte pubblicitaria legata alle antiche réclame. (Vedi foto galleria)

I manifesti di Boccasile hanno infatti contraddistinto un’epoca, “tappezzando” i muri di tutte le città italiane dagli anni 20 ai 50 e rendendo così immortali marchi come Borotalco, Amaro Ramazzotti o Sperlari.

Peccato che l’artista sia stato investito da una perdurante damnatio memoriae, tra l’altro in una città come Bari che di certo non vanta chissà quali “figli d’arte”. Ma quale può esserne il motivo? «Intanto bisogna dire che l’illustrazione pubblicitaria è diventata oggetto di studio solo negli ultimi vent’anni, dopo aver attraversato un lungo periodo di oblìo», sottolinea Aguinaldo Perrone, esperto di cartellonismoe docente presso l'Accademia di Belle Arti di Bari.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Certo, questa può essere una spiegazione, ma probabilmente c’è dell’altro. Forse la vera ragione risiede nella “simpatia” di Boccasile verso il Fascismo.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Il pittore fu infatti anche un grafico propagandista, sostenitore del Regime ed ebbe l’incarico di dirigere la sezione dei disegnatori della SS italiana, corpo paramilitare fedele a Hitler. Si vocifera addirittura che sia stato tra i firmatari del Manifesto della razza nel 1938, anche se non vi è nessun documento che possa accreditare l’ipotesi.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«Di certo tale “vicinanza” ha reso Boccasile un personaggio scomodo, se non addirittura imbarazzante», afferma la giornalista Paola Biribanti, autrice di  “Boccasile. La Signorina Grandi Firme e altri mondi”, unica monografia scritta sull’artista. «Tra l’altro – continua l’esperta  - a differenza di molti suoi colleghi che evitavano di sottoscrivere i manifesti di propaganda bellica, lui firmava tutto, forse per una sorta di attaccamento alle sue opere».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ma chi era Gino Boccasile? Nato nel luglio del 1901 a Bari, in via Quintino Sella, visse per 17 anni nel capoluogo pugliese abitando in un appartamento sito al numero 12 di via Prospero Petroni, lì dove c’è una targa a ricordarlo.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

A 12 anni, a causa di un schizzo di calce viva, perse la vista dell’occhio destro, ma questo non gli impedì di frequentare la scuola di arti e mestieri affinando le sue doti. Mosse così i primi passi tra i periodici locali, ma con la morte del padre decise di trasferirsi a Milano per non pesare sulle spalle della madre.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

In Lombardia, nonostante i primi tempi di stenti e sacrifici, non tardò a emergere nel mondo dell’illustrazione. Fu grazie alla realizzazione di alcuni modelli di abiti femminili che iniziò a percorrere la sua strada verso la notorietà. «Negli anni 20 del 900 si affermò infatti come figurinista (modellista) di grido – ci racconta la Biribanti -. La sua prima produzione vedeva come protagonista indiscussa la donna, rappresentata in maniera sensuale ma mai volgare».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


Nel 1930 Boccasile fu anche “richiamato” a Bari per disegnare una serie di cartoline atte a celebrare la prima edizione della Fiera del Levante. E dopo aver girovagato tra l’Argentina e la Francia (lì dove espose due suoi dipinti al “Salon des Indépendants”), tornò a Milano costituendo con un collega un’agenzia di pubblicità collaborando alla grafica di numerosi rotocalchi.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

È questo il periodo delle celebri copertine della rivista “Grandi Firme”, che mostravano sempre procaci “signorine”. Ne creò ben 76 tra il 1937 e il 1938, contribuendo al successo della colta pubblicazione diretta da Pitigrilli.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.
 
Il suo talento non passò inosservato nemmeno al Regime e Mussolini decise così di reclutarlo come grafico propagandista della guerra. I soldati sostituirono le ragazze, anche se in una cartolina del 1941 realizzata per l’Associazione Nazionale caduti in guerra viene raffigurata una donna vestita di nero, smagrita, col volto segnato dal dolore e una medaglia sul petto.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Alla fine del conflitto l’artista pagò con la reclusione il suo appoggio al Fascismo, per poi venire liberato per non aver commesso reati. Così nel 1947  riprese a pieno ritmo la sua attività di pubblicitario, producendo réclame per importanti marchi: dai profumi Paglieri all’amaro Ramazzotti, dalle moto Gilera agli spumanti Riccadonna, sino ad arrivare ai formaggini Mio e allo yogurt Yomo.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«Ancora oggi entrando in un supermercato ci si ritrova tra le opere di Gino Boccasile, – sottolinea la Biribanti –. Basti pensare alla mamma col bambino dell’etichetta di Borotalco, alla scritta dei torroncini Sperlari o alla donna della Pasta Ambra. Tra i collezionisti i suoi disegni sono ricercati e quotatissimi, segno dell’importanza che questo autore ha avuto nel mondo della réclame di metà 900».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Boccasile venne a mancare il 10 maggio del 1952, a causa di un attacco di pleurite, lasciando incompiuto il suo ultimo lavoro: le illustrazioni del Decamerone di Giovanni Boccaccio. Un anno prima ebbe però l’occasione di ritornare a Bari per realizzare il manifesto del primo Maggio Barese: una rosa scarlatta appoggiata su una conchiglia con sfondo blu.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ma da allora la città si dimenticò pian piano del suo figliol prodigo, non dedicandogli nel corso del tempo nemmeno una mostra o un’esposizione. Nel 2014 ci fu l’occasione per “riscoprirlo”, quando in via Nicolai furono rintracciati alcuni manifesti del formaggino Mio da lui realizzati. Ma nessuno se ne interessò e così quei cartelloni vennero cancellati per sempre.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

(Vedi galleria fotografica)


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  • Stefano - Bah! ero indeciso se lasciare un commento ma la mia indole mi spinge ad esprimere un libero pensiero democratico in merito alla posizione assunta a suo tempo dal sig. Gino Boccasile. Tanti nel periodo post bellico, scusate il termine, hanno vomitato nel piatto dove hanno mangiato per oltre venti anni felici e contenti. Mio nonno era comunista ma durante il fascismo è sempre stato rispettato. Mio papà, tutti i miei parenti (tanti) i miei suoceri, tutti vissuti nell'epoca del fascismo, ma nessuno mi ha mai parlato male di quel periodo e nessuno ha mai sofferto la fame per opera dei cosi detti facinorosi dell'epoca. Ero ancora un ragazzino quando il sig. Boccasile ha lasciato questo mondo ma se potessi farlo gli esprimerei la mia stima per tutte le opere che ha realizzato certamente non per essere un facinoroso politico ma solo per esprimere il suo estro da artista a cui, come a tanti altri, nessuno ha mai rotto le scatole.
  • Mariano Argentieri - II 14 dicembre 2011 il Comune di Sestriere si è aggiudicato l’asta del manifesto originale della “Donna Verde”, realizzato nel 1951 dal celebre artista Gino Boccasile. La base d’asta fissata da Bolaffi Aste Ambassador per la stampa (97x65cm) era di 1.500 euro e alla fine, dopo vari rilanci in trattativa telefonica, il Comune di Sestriere si è aggiudicato l’opera per 2.200 euro. La Donna Verde, una delle ultime opere realizzate dal genio artistico di Boccasile (scomparso nel 1952) torna a casa, a Sestriere, in quelle montagne che l’hanno resa celebre in tutto il mondo attraverso la campagna promozionale della stazione sciistica creata dalla Famiglia Agnelli. la "Donna verde" esiste realmente: si chiama Beatrice Moisio e fu la modella inconsapevole del grande disegnatore. Aveva 16 anni e collaborava a Sestriere con lo zio fotografo. Dal 2014 è il manifesto del Sestriere Film Festival, promosso da Montagna Italia, che proprio in quella edizione, (2 agosto), ha ospitato Beatrice Moisio nella serata inaugurale.


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