di Angela Pacucci

Mantelli, stemmi e chitarre: a Bari due studenti spagnoli mettono in scena la ''Tuna''
BARI - Si aggirano dopo il tramonto tra le vie di Bari Vecchia, armati di chitarre e tamburelli e avvolti da strambi mantelli colmi di stemmi e coccarde. Sono due universitari spagnoli in Erasmus che di sera suonano e ballano musiche popolari iberiche, portando così avanti un'usanza secolare della madrepatria: la "Tuna". (Vedi foto galleria)

I ragazzi si chiamano Tomàs e Javier hanno rispettivamente 23 e 22 anni. Provengono dalla facoltà di medicina dell'università di Laguna, attiva sulle isole Canarie e dallo scorso ottobre vivono nel capoluogo pugliese, dove rimarranno per altri sette mesi.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Li abbiamo incontrati in piazza del Ferrarese poco prima di un loro "show" (vedi video).

«La Tuna è una tradizione nata nel XIV secolo a Santiago di Compostela - spiega sorridente Javier – città nella quale alcuni studenti cominciarono a improvvisare spettacoli per strada o nelle taverne con i propri strumenti per ricevere delle offerte e pagarsi così un pasto. Non a caso i pionieri del rituale erano chiamati "sopistas", cioè "mangiatori di zuppa", proprio perchè questo era il piatto più economico».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«Oggi però queste esibizioni avvengono soprattutto per goliardia – aggiunge Tomas -. Di fatto ora con "tuna" indichiamo un'organizzazione presente in ciascuna università: ogni matricola può entrarvi liberamente e a quel punto trova un "padrino" pronto a insegnargli l'uso della chitarra o di un altro strumento. Quando termina il periodo di formazione il novizio riceve una fascia con sopra lo stemma dell'ateneo di appartenenza ed è pronto per esibirsi».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«In Spagna così allietiamo piazze, ospedali, negozi e locali - prosegue Javier - e talvolta veniamo omaggiati con qualcosa da mangiare o piccoli regali. Ci sono addirittura competizioni per questi concerti, in cui diverse "band" gareggiano per un premio simbolico e soprattutto passare una serata in allegria».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


A questo punto i due giovani imbracciano chitarre e tamburello, segno che stanno per entrare in scena. Mentre si preparano osserviamo il loro singolare abbigliamento: sopra una veste nera di ispirazione medievale spicca una cappa decoratissima. È infatti disseminata di decine di toppe ricamate che simboleggiano i luoghi dove hanno già suonato e da essa pendono delle vistose coccarde: ciascuna è dedicata alla mamma, sorella, fidanzata o qualsiasi donna importante della propria vita. Completano il look un foulard rossiccio e la fascia gialla al collo che rappresenta l'università di provenienza.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Le note a cui danno forma sono di chiara origine latina: "Naranjitay" è infatti il titolo della canzone sudamericana che stanno suonando. Javier pizzica le corde della sua chitarra e canta, Tomàs si diletta in una danza che cattura gli sguardi divertiti dei passanti. Il leggero vento di fine inverno fa ondeggiare i loro mantelli, i cui stemmi araldici brillano riflettendo la luce dei lampioni.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«Abbiamo un repertorio molto vasto - incalza Javier al termine del brano -. Siamo specializzati in generi come il bolero, tipici del nostro Paese e dell'America Latina, mentre tra i balli preferiamo il paso doble: muoviamo il nostro corpo con aria di sfida, imitando le movenze del torero».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

E i baresi come reagiscono a queste performance? «Gli spettatori apprezzano - sottolinea scherzando Tomàs -, anche troppo. Spesso ci chiedono il bis e torniamo a casa esausti: d'altronde non siamo mica musicisti professionisti. A volte poi cerchiamo di far colpo sulle ragazze suonando canzoni romantiche».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

E proprio mentre stiamo per salutarli parte una riproposizione di "El Reloj", canzone del compositore messicano Roberto Cantoral dedicata a un innamorato che chiede alla propria fidanzata di passare la notte con lui. Chissà se l'oscurità calata su Bari Vecchia porterà fortuna ai due esotici menestrelli. 

(Vedi galleria fotografica di Gennaro Gargiulo)

Nel video (di Gianni de Bartolo) il nostro incontro con i ragazzi della “Tuna”:


 

© RIPRODUZIONE RISERVATA Barinedita



Angela Pacucci
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venerdė 23 marzo 2018
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