di Nicola Imperiale

A Gravina c'è un vero piccolo vulcano: «E' pericoloso, ha inghiottito tante pecore»
GRAVINA IN PUGLIA – Nel cuore dell’Alta Murgia, fra gli estesi terreni della Fossa Bradanica che divide la Puglia dalla Basilicata, sorge un vero e proprio vulcano. Non certo di lava come l’Etna o il Vesuvio, ma “di fango”, capace quindi di eruttare notevoli quantità di caldo materiale argilloso misto a acqua, sabbia e gas. Viene definito “vulcanello”, anche se a dispetto del suo diminuitivo è bene tenersi alla larga dalla sua bocca, capace di inghiottire animali e persone.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Siamo andati a visitare questo inedito geosito, ubicato nell’agro di Gravina (vedi foto galleria).Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Per raggiungerlo dobbiamo percorrere la bradanica 655 che dal paese pugliese porta a Matera. All’altezza del km 13 svoltiamo a destra in una stradina secondaria e ci avventuriamo fra gli sconfinati territori della Murgia.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Nella paura di perderci chiediamo aiuto a un coltivatore che in quel momento per fortuna sta passando con il suo trattore blu. L’uomo, il 52enne Francesco Paolo, afferma di essere il proprietario della terra su cui sorge il cratere e gentilmente si offre di accompagnarci.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Per un attimo ci sembra di perderci in un paesaggio da film western: intorno solo lande desolate. Ma ecco dopo un chilometro di tragitto delinearsi di fronte a noi il vulcano

Davanti ai nostri occhi, su un terreno arido, si presenta una piccola collina alta poco più di due metri. La sua superficie colma di argilla azzurra essiccata le conferisce un colore grigio chiaro, quasi bianco. A rendere più “vivo” l’ambiente ci sono dei cespugli che spuntano qui e là.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Prima di salire a visitare il cratere, ci dirigiamo verso quella che sembra essere una bocca più piccola: in realtà è un vulcanello più piccolo, come in precedenza segnalatoci dalla geologa Filomena Canora, che al geosito ha dedicato un approfondito studio. Ci mettiamo qualche minuto per trovarlo, perché totalmente coperto dalla vegetazione: lo riconosciamo solo grazie alla roccia ricoperta di fango solidificato. Notiamo come all’interno della melma secca giaccia un pezzo di metallo che è rimasto praticamente “incollato” al terreno, ormai inamovibile.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


Non ci resta ora che andare ad ammirare il cratere più grande, dopo aver attraversato un terreno brullo e fangoso. Quando arriviamo ci troviamo davanti a una grande “pozzanghera” di fanghiglia grigia del diametro di tre metri, circondata da steppaglia. Francesco ci dice di stare attenti, perché anche se attualmente a “riposo” il vulcano in passato ha dimostrato la sua pericolosità.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«Noi ci teniamo alla larga perché ne abbiamo un po’ timore – afferma l’uomo -. Quando è in attività dal cratere esce un liquido verdastro e un effluvio simile allo zolfo e in passato diverse pecore sono state inghiottite dalla quella bocca. Avevo anche costruito un recinto per evitare che gli animali (e magari qualche cacciatore) ci finissero dentro, ma la terra argillosa intorno si è mangiata anche la recinzione».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Con in mente i poveri ovini che vengono risucchiati giù dalle “sabbie mobili”, decidiamo di ritornare sui nostri passi. Ma proprio mentre ce ne stiamo andando, ecco all’improvviso una serie di bolle d’aria formarsi una dietro l’altra sulla superficie fangosa, per poi esplodere spezzando con un lievissimo rumore l’assoluto silenzio del luogo. Il vulcanello è vivo.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

(Vedi galleria fotografica)  

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Nicola Imperiale
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venerdì 29 settembre 2017
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