di Nicola Imperiale

Piazzette, conventi e stradine che curvano: viaggio in un inedito angolo del rione Murat
BARI – Il quartiere Murat di Bari, si sa, è un quartiere composto da strade parallele e perpendicolari che si intersecano andando a creare una perfetta scacchiera. Ma c’è un punto del rione situato tra via Crisanzio e corso Italia, nel quale quest’ordine precostituito viene meno: dove le vie curvano, diventano a gomito, incontrano monasteri abitati da suore di clausura e si aprono in piazzette pedonali e alberate che ospitano chiese e scuole. (Vedi foto galleria)

Per scovare quest’angolo inedito del murattiano dobbiamo dirigerci su via Crisanzio: superata sulla destra la facoltà di Giurisprudenza, ecco aprirsi tra palazzi d’epoca e moderni un piccolo largo lastricato da mattoncini grigi: è  piazzetta dei Frati Cappuccini, un’oasi di pace all’interno del traffico del quartiere.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Sulla sinistra a dominare la piazza abbellita da graziosi alberelli, si trova la parrocchia Santa Croce, una struttura edificata nel 1967 sulle ceneri di un convento del Seicento appartenente ai Cappuccini, usato anche come lazzaretto per gli appestati nel 1656 e poi abbattuto dopo essere passato nel 1866 nelle mani pubbliche.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Una scalinata di sette gradini porta all’interno, la cui navata è dominata dalla tela dell’“Invenzione della Croce”, un’opera del Cinquecento realizzata dal Veronese. Il dipinto presenta in basso un bollo rosso di cera lacca posta dai Francesi intorno al 1815: i “dominatori” infatti avevano “segnalato” le opere da trafugare prima di abbandonare Bari, ma furono colti alla sprovvista dall’improvviso arrivo delle truppe borboniche. Così la tela si salvò e rimase patrimonio dell’arte barese.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Usciamo dall’edificio religioso per fermarci un attimo sul largo, sul quale si affaccia anche un noto locale notturno. Qui di fronte incontriamo il 70enne Paolo, diacono della parrocchia, che ci spiega come questo angolo di Bari sia un “ponte” tra due quartieri molto diversi: Murat e Libertà. In effetti ci troviamo quasi al confine.    


«Tra un isolato e l’altro c’è molta differenza di ceto sociale e provenienza geografica – sottolinea Paolo -. Superata via de Rossi la presenza di immigrati aumenta a dismisura. Questo punto si è così trasformato in un luogo di aggregazione e “contatto” tra diverse realtà».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Salutiamo l’uomo per intraprendere via Fornari, la stradina pedonale che parte dalla piazzetta. La via è stretta a destra da un palazzo marrone e a sinistra dall’istituto comprensivo statale “Mazzini-Modugno”, la cui facciata è “colorata” da scritte e graffiti.

Via Fornari a un certo punto curva a destra. Ci giriamo indietro per “ammirare” la sinuosa linea, l’unica di fatto non rettilinea di tutto il murattiano. Probabilmente gli ingegneri dell’Ottocento furono costretti ad aggirare in qualche modo il convento che si trovava qui, abbandonando così l’idea di fare del murattiano una precisa scacchiera.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Da questo punto in poi la strada qui si allarga un po’ e perde il suo tratto di “pedonalità”. Sulla sinistra si trova un edificio moderno che ospita gli uffici dell’Amtab, mentre sulla destra permangono due palazzotti di inizio secolo delimitati da un muretto. Ma ecco che una volta giunti alla fine della viuzza ci troviamo davanti a una sorpresa: la strada sfocia infatti su via Beata Elia di San Clemente, lì dove ha sede l’elegante monastero di San Giuseppe.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Edificato nel 1901 in stile romanico pugliese, fu eretto per ospitare una comunità di suore di clausura: le Carmelitane scalze, ancora oggi qui presenti. Nella struttura color crema è inglobata una pittoresca chiesetta che presenta stipiti arabescati, colonne ottagonali, un grande rosone e un archivolto sul quale spicca l’emblema carmelitano (tre stelle e una croce) e l’altorilievo di San Giuseppe con il Bambin Gesù sulle ginocchia.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Entriamo e ci ritroviamo in un piccolo edificio a una sola navata con pochi posti a sedere occupati da qualche anziana signora. Siamo così’ arrivati alla fine del nostro viaggio in una zona di Murat dove per una volta a dominare non sono le vetrine dei negozi, i bar e gli alti palazzoni, ma strette strade che conducono ad antichi e silenziosi edifici. 

(Vedi galleria fotografica)

© RIPRODUZIONE RISERVATA Barinedita



Nicola Imperiale
Scritto da
giovedì 27 aprile 2017
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  • angela campanella - Ho letto con piacere l'articolo sui trulli di Polignano. Mi piacerebbe sapere qualcosa in più sulla loro origine, essendo diversi da quelli della Valle d'Itria e da quelli salentini
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