di Domenico Andrea Schiuma

«Bari? Culturalmente è una delle città più vive»: lo scriveva Italo Calvino, 63 anni fa
BARI - «Bari è una delle città più vive del Sud dal punto di vista culturale». Queste parole furono scritte nel 1954 da uno degli scrittori italiani più importanti del secolo scorso: Italo Calvino (nella foto). Perché c’è stato un tempo in cui il capoluogo pugliese attirava artisti e intellettuali (tra cui Pier Paolo Pasolini che dedicò alla città un racconto), in cui a Bari c’erano dieci teatri nel giro di un miglio, in cui qui si trovava un cinema ad ogni angolo e in cui era facile assistere a un concerto di un cantante internazionale.   

Parliamo al passato perché da tempo, si sa, a Bari la cultura ristagna. Fra pochissime librerie, musei isolati, assenza di eventi, abbandono di gioielli artistici, questa è una città in cui ormai i massimi momenti “culturali” coincidono con la sagra di San Nicola e i concerti di Capodanno a base di musica neomelodica napoletana.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Parlavamo di Calvino. L'autore delle "Città invisibili" visitò Bari (all’epoca molto visibile) nel luglio del 1954, in occasione della “settimana del libro Einaudi”, una kermesse in cui scrittori provenienti da tutta Italia si radunavano per discutere e approfondire temi letterari. Calvino accompagnò durante l’evento Franco Antonicelli, intellettuale di origine pugliese fra i più apprezzati dell'epoca. L’esperienza barese portò Antonicelli a scrivere un racconto lungo (“Finibusterre”) e ispirò a Calvino un breve resoconto in forma saggistica pubblicato come appendice a Finibusterre.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


In questo articolo lo scrittore parla di una Bari culturale che ruotava attorno alla Laterza, casa editrice che avendo pubblicato molti scritti di Benedetto Croce e Gaetano Salvemini, aveva contribuito alla formazione della classe intellettuale antifascista italiana.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

L’autore ricorda poi l’arrivo nel capoluogo pugliese di Carlo Levi, accorso per presenziare proprio alla settimana Einaudi. Calvino dedica un lungo paragrafo all'incontro con l’autore di “Cristo si è fermato a Eboli”, descrivendo la spasmodica attesa dei presenti davanti all’Albergo delle Nazioni. «Il pubblico si spostò sul lungomare guardando avvicinarsi i fanali delle macchine, in attesa di quella di Levi – scrive -. E al suo arrivo, la sua vista, placida e olimpica, tolse ai più ogni ricordo d'impazienza».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Calvino fu contento dei giorni pugliesi, «degli amici incontrati, della spoglia bellezza di quei paesi, che pure manifestano un travaglio umano tanto antico e profondo». Come detto definì Bari culturalmente molto viva, così tanto da “attirare” i giovani. «Qui gli studenti non fuggono, ma rimangono, per svolgere con mentalità "nazionale" un'opera che tragga dal proprio paese i motivi ispiratori, il fondamento concreto», commentava Calvino.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Insomma, la Bari degli anni Cinquanta rappresentava il posto giusto per ripartire dalla guerra e per costruire e rafforzare la giovane democrazia italiana. Altro che Gigi D’Alessio.

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martedì 31 gennaio 2017
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  • licia positò - Grazie . Riflessioni di questo tipo potrebbero far riflettere su quanto sia stato sbagliato puntare , ad un certo punto ( sull' onda di una politica dell' effimero ) su una visibilità provinciale ed autoreferenziale . Voglio , testardamente , avere speranza
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