di Giuseppe Dulcamare

Defibrillatore, fatta la legge fatta la proroga: a Bari lo hanno solo poche palestre
BARI - Vi ricordate di Piermario Morosini e Vigor Bovolenta? Calciatore 31enne il primo, pallavolista 37enne il secondo, accomunati da un tragico destino, quello di morire sul campo da gioco per un’improvvisa crisi cardiaca. I loro decessi, avvenuti tra il marzo e l’aprile 2012, portarono all’approvazione del decreto Balduzzi, che obbligava tutte le società sportive, professionistiche e non, a dotarsi di un defibrillatore e di personale addestrato ad usarlo. Il defibrillatore è un dispositivo computerizzato che grazie a una scossa elettrica è in grado di riavviare il cuore fermatosi per una grave aritmia. Pesa circa un chilogrammo, quindi è facilmente trasportabile e può di fatto salvare una vita.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Il decreto, entrato in vigore il 20 luglio 2013, concedeva 6 mesi di tempo alle società professionistiche e 30 a quelle dilettantistiche per adeguarsi alla norma. Il problema però è che l’Italia è il paese delle proroghe e le società dilettantistiche una volta passati i 30 mesi hanno beneficiato di numerosi rinvii. L’ultimo è stato quello del novembre scorso che ha posticipato al luglio 2017 la scadenza prevista per dotarsi di un defibrillatore e per completare la formazione necessaria per conseguire il patentino Bls-d (Basic life support-defibrillation) che attesta la capacità di usare l’apparecchio.  

Il risultato è che poche società hanno comprato il defibrillatore e restano in attesa di un’ulteriore proroga. La stessa Regione Puglia, che aveva predisposto la distribuzione gratuita di mille macchinari sul territorio, deve ancora mettere in pratica i suoi propositi. Il fatto è che il defibrillatore non costa poco (sui mille euro) e quindi soprattutto le piccole realtà stanno cercando di rimandare il più possibile questa spesa.     

La situazione più problematica riguarda le palestre: trovare un defibrillatore in una di queste strutture è molto raro. Tra le quindici sale baresi da noi raggiunte, solo una minima percentuale, intorno al 15%, si è dotata del macchinario. «Lo comprerò quando sarà obbligatorio e finora non lo è», ha dichiarato il gestore di una palestra, mentre un altro proprietario ammette: «Rappresenta un grosso costo per una palestra piccola come la mia. Ho anche frequentato il corso per imparare ad usarlo, ma per ora non posso permettermelo».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


La prospettiva migliora negli impianti di calcetto: qui il numero delle società con defibrillatore è più alto, quasi tutti gli impianti a Bari ne hanno uno anche se la presenza di istruttori qualificati ad usarlo non è così capillare. Su un campione di 10 impianti ben 8 risultano forniti del macchinario. «Con tutto quello che è successo ho preferito non aspettare e l’ho comprato subito: la sicurezza è importante», dichiara un previdente proprietario.  

Ci sono però ancora scuole calcio senza il prezioso macchinario, anche se in questo caso sembra che la sua assenza durerà ancora per poco. «Attendevo aggiornamenti dalla Regione, ma ho aspettato troppo e ho già fatto richiesta per comprarne uno», ci ha detto un gestore.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

La presenza dei defibrillatori è a macchia di leopardo anche per quanto riguarda altre strutture, come piscine, scuole di danza e palestre di arti marziali, dove generalmente solo una società su due ne è fornita, mentre va detto che il Comune di Bari ha provveduto agli impianti che gestisce: dal Palacarrassi al Palamartino fino al Palalaforgia, almeno un defibrillatore è presente in tutti questi palazzetti.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Che dire? In una regione già teatro di episodi di morte improvvisa sui campi da gioco, ultimi il ragazzo 13enne di Trinitapoli deceduto per arresto cardiaco su un impianto comunale nel febbraio 2016 o Luigi, lo studente di 25 anni morto lo scorso gennaio su un campo di calcio di Bari, non resta che sperare che il buon senso e la salvaguardia della salute degli sportivi abbiano la meglio sulla prossima possibile proroga.

© RIPRODUZIONE RISERVATA Barinedita



Giuseppe Dulcamare
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lunedì 9 gennaio 2017
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  • paolo formentini - il fatto è che come al solito la legge è stata fatto coi piedi e senza cervello. Giusto i defibrillatori, giusto formare le persone MA forse meglio obbligare mettere i defibrillatori ove si svolge attività sportiva e NON, come dice la legge dotare tutte le ASD di un defibrillatore. teoricamente potrei avere il defibrillatore nella sede dell'asd (casa mia) e non portarlo in palestra... secondo punto tra le numerose circolari viene detto che alcune attività sportive sono esenti dall'obbligo ad esempio "gioco di bocce (purchè non al volo!!) e affini" senza specificare quali siano le "affini"...solito pasticcio all'italiana insomma (poi viene tutto il discorso di chi fa i corsi o autorizza a fare i corsi....)
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