di Annarita Correra

La Bari sepolta: quando sotto corso Vittorio Emanuele c’era ''l’albergo diurno''
BARI – «Era l’inizio degli anni 50, accompagnavo mio padre giù per le scale, poi lo aspettavo con altre bambine in una sala grandissima con tante poltrone in pelle, mentre lui si faceva una doccia calda e una spuntatina a barba e capelli». La 69enne barese Emma, ricorda così l’albergo diurno di corso Vittorio Emanuele, una struttura realizzata nel 1928 per venire incontro alle esigenze dei tanti che all’epoca non avevano un bagno in casa.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Al suo interno infatti si trovavano docce, vasche, terme ed era possibile anche farsi stirare un vestito, tagliarsi barba e capelli, sottoporsi a manicure e pedicure. Non solo: tra i servizi offerti c’erano anche un telefono pubblico, una sala scrittura e la vendita dei biglietti per il treno.  Un posto insomma dove i baresi (e i viaggiatori) potevano fermarsi un attimo prendendosi cura di loro stessi. (Vedi foto galleria)

Gli alberghi diurni nacquero in Italia nel 1911 dall’idea dell’imprenditore Cleopatro Cobianchi, che pensò di creare a Bologna un bagno alla portata di tutti, dall’igiene impeccabile, curato nei minimi dettagli. Da quel momento in poi questo tipo di struttura si diffuse un po’ in tutta la Penisola, seguendo un criterio di realizzazione ben preciso. Furono infatti costruiti da grandi architetti, progettati in stile liberty e decorati anche con materiali pregiati.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

A Bari il primo fu inaugurato il 12 dicembre del 1926 in piazza Roma (oggi piazza Aldo Moro), a cui seguì quello ben più grande e frequentato di corso Vittorio Emanuele, gestito dalla Società alberghi diurni Lauretti - Scorcia – Maldari. Fu realizzato dall’architetto Saverio Dioguardi all’altezza di via Andrea da Bari, dove oggi sorge la statua del “cavallo con gualdrappa”. Il bagno era sotterraneo: vi si accedeva attraverso delle scale bianche. Di fronte all’ingresso principale poi quattro porte da saloon separavano la sala centrale da un ampio locale con lavandini di marmo: era il parrucchiere per signore.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


I prezzi erano per tutte le tasche, o quasi. Un listino in ferro esposto davanti alla scalinata d’ingresso li elencava tutti. «Con 50 lire ci si poteva fare bagno e barba – ricorda l’80enne Michele - . Non era molto costoso, ma non sempre ci si poteva permettere tutti i servizi: la manicure o il bagno di lusso erano per pochi. Io mi accontentavo di una barba fatta bene».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Il “diurno” fu molto frequentato fino agli anni 60, quando le condizioni delle abitazioni dei baresi cominciarono a migliorare e ci fu quasi per tutti la possibilità di lavarsi in casa. Il bagno restò comunque aperto fino al 1971, per poi chiudere i battenti definitivamente. In realtà nel 1983 una cooperativa lo riaprì, ma la cosa non ebbe molto successo e il rapporto si interruppe dopo solo tre anni.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Da allora la struttura andò in declino. Negli anni 90 il Comune sbarrò il portone d’ingresso per evitare atti vandalici, ma ormai il peggio era stato compiuto: il bagno era infatti diventato una maleodorante discarica, invaso da rifiuti di ogni tipo. «Visto che le sovrastrutture, i cancelletti e le porte sono state distrutte o asportate e finanche parte dei gradini irrimediabilmente deturpati, non si tratta più di pulire, ma di sottrarre alla vista delle persone civili un vero e proprio scempio», scriveva nel 1991 Giovanni Ricciardi, responsabile del Servizio d’Igiene pubblica dell’Usl Ba/10, in un documento inviato al Comune di Bari.  

E così fu. L’amministrazione cittadina decise di murare il diurno, salvando solo la balaustra in pietra e marmo bianco dell’ingresso, che oggi si trova nel piazzale antistante lo Stadio della Vittoria. Mentre le stanze piastrellate, le ringhiere liberty, i lavabi di porcellana e granito, in parte distrutti, giacciono ora sepolti sotto l’asfalto della città. Un vero peccato, se si pensa che in altre città come Milano, gli alberghi diurni, considerati gioielli dell’Art Déco, sono stati restaurati e valorizzati, diventando  una testimonianza di un tempo che non c’è più, quando una doccia era sinonimo di lusso e libertà.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

(Vedi galleria fotografica)

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Annarita Correra
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mercoledì 4 gennaio 2017
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  • Rosario - Io sono nato a Cerignola e ricordo che anche al mio paese ne esisteva uno. Verso la fine, prima di essere seppellito, era diventato una latrina. Probabilmente oggi sarebbe potuto ritornare utile a quella gente che vive nei ghetti delle campagne e che ne avrebbe bisogno.
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  • nick45 - Abitavo nella città vecchia, a pochi passi dal diurno, ed ogni fine settimana di sabato pomeriggio era una tappa da finalizzare. Preferivo la vasca da bagno, erano gli anni prima del 68 ad essere sincero non ricordo cosa pagavo, mi sentivo ricco con i 3000 settimanali. Poi fummo trasferiti al S. Paolo e li c'erano questi confort.
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  • Anthony Green - infatti mi ricordo di averlo notato quando sono approdato per la prima volta a Bari negli anni 80 e adesso mi dispiace non averlo provato, almeno per il gusto di dire che avevo vissuto un pezzo di storia: non mi rendevo conto che da lì a poco sarebbe stato chiuso per sempre
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  • MARCELLO - Bari ha sempre avuto amministratori scellerati e incapaci di valorizzare il nostro patrimonio culturale.
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  • MICHELE CHIARIELLO - Brava per aver riportato alla luce pezzi di storia sconosciuti ai più. Complimenti e buon lavoro!
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  • alberto - brava ANNARITA, bell'articolo, mi hai fatto ricordare la mia adolescenza....!.
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  • roberto - A Milano a visitato il Diurno sotterraneo di Piazza Venezia, gestito dal FAI, è tenuto bene ed è stato bello visitarlo, anche se tutto non è finito dal punto di vista di rifacimento di alcune sale. Sarebbe bello che anche da noi nella nostra bella Bari si potesse riportare in vita il nostro diurno di Corso Vittorio Emanuele. Grazie di farci ritornare con la mente a tempi più vivibili socialmente. Con simpatia Vi saluto. Roberto
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