di Luca Carofiglio

Triggiano: l'antico ipogeo di San Lorenzo, dimenticato e inghiottito dai palazzi
TRIGGIANO – Un complesso ipogeo dalla storia antica e importante ma che giace nascosto e dimenticato, inghiottito da una serie di palazzine che nel corso degli anni gli sono sorte intorno. Parliamo dell’ipogeo di San Lorenzo, situato alla periferia sud di Triggiano, in provincia di Bari. 

Il sito prende il nome dall’edificio sacro che nel 1600 fu edificato proprio sopra di esso, appunto la chiesa di San Lorenzo, crollata nel 1940 e il cui unico ricordo è quello di una tela raffigurante il martirio del santo oggi conservata nella Chiesa di Santa Maria Veterana.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

L’ipogeo, che sorge all’interno di lama Cutizza (un "torrente" di lama San Giorgio), come dicevamo è molto antico. Secondo Francesco Ressa, socio dell’Archeoclub, «fu utilizzato come chiesa paleocristiana e servì a questa funzione perlomeno fino al XV secolo». Ma prima ancora che edificio religioso, il complesso di grotte servì come “casa” per gli antichi triggianesi. All’interno di esse in passato furono infatti ritrovate tombe risalenti al II secolo a.C e sempre secondo Ressa «è probabile che le cavità fossero frequentate addirittura sin dal neolitico».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

L’importanza del sito è stata pure accertata dalla Soprintendenza regionale per i beni e le attività culturali, che in una relazione del 21 giugno 2002 ha affermato come “lama Cutizza un tempo doveva essere ricca di ambienti rupestri e il complesso di San Lorenzo rappresenta forse l'ultimo elemento al momento individuabile”.  In più sempre secondo la Soprintendenza, l’ipogeo conserverebbe “piccole tracce di affreschi sulle pareti che testimoniano la probabile definizione decorativa dell’ambiente al pari di molte altre realtà di chiese rupestri”.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Nonostante ciò “San Lorenzo” giace praticamente abbandonato a sé stesso, seguendo il destino di tanti gioielli nascosti nelle campagne del barese (vedi la laura di Santa Barbara a Capurso). Un complesso vittima della forza della natura, della sporcizia, dei vandali e della cementificazione. Infatti nel 2002 si decise di costruire proprio accanto all’area in cui il sito si trova: una decisione che non piacque a molti esponenti della cultura triggianese che si mobilitarono per salvaguardarlo. Ma in mancanza di una reale tutela da parte della Soprintendenza i lavori continuarono portando all’edificazione di palazzi e ville a ridosso del sito. 


Siamo così andati a visitare l’ipogeo (vedi foto galleria). Per raggiungerlo è necessario entrare a Triggiano dalla strada provinciale 60 proseguendo poi su via San Giorgio. Arrivati nei pressi di una rotonda bisogna svoltare a destra per dirigersi in piazza cavaliere Michele Roberto, un largo circondato da palazzine. Qui si trova un cancello che dà accesso a un piccolo parco: è necessario entrare per percorrere un sentiero che ci porta sul ciglio della lama, profonda all’incirca 3 metri. Non resta quindi che scendere per ritrovarsi davanti a due cavità: sono gli ingressi dell’ipogeo.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Il primo ingresso è largo, puntellato e in gran parte ostruito da pietre ammassate, il secondo più stretto e chiuso con una lamiera di ferro e delle assi di legno. Sopra e attorno ad essi la vegetazione è fitta: le cavità sono parzialmente coperte da fichi d’india, felci e piante rampicanti.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Al centro della prima è visibile una colonna portante. Anche nella relazione della Soprintendenza si parlava di “un pilastro costituito da conci di pietra ben lavorati e concluso con un semplice capitello di elementare disegno e geometria, forse realizzato come supporto e presidio per la staticità del sovrastante banco calcarenitico".Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Alla sinistra si apre un cunicolo. Potrebbe essere la prova di ciò che sosteneva lo storico triggianese Pasquale Battista, che in una lettera inviata alla Soprintendenza  affermava come le due cavità fossero solo la punta dell’iceberg, visto che sarebbero anche presenti “due ambienti sotterranei, la cui esistenza è certa anche se si ignorano dimensioni, forme e funzioni”.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Entriamo nella grotta. Ci ritroviamo in un unico ambiente largo 5 per 3 metri, da cui entra poca luce, anche se l’effetto cromatico che il sole crea con la pianta rampicante che si trova all’ingresso, quasi a mo’ di tenda, è suggestivo. Intorno a noi vediamo tante pietre, i resti di un tavolo, un pallone, delle assi di legno: l’ambiente è molto degradato.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Notiamo una “finestrella”: è l’unico passaggio visibile che collega la prima alla seconda grotta. Lo attraversiamo e ci ritroviamo nel secondo, più piccolo, ambiente. Anche qui troviamo ammassi di pietre e due puntelli in ferro utili a sostenere il soffitto. L’ingresso principale come detto è chiuso con delle assi di legno, da cui è però possibile scorgere i palazzi che si ergono tutt’intorno. Ci chiediamo se chi abita in quei condomini sia a conoscenza di questo posto, dimenticata “culla” della civiltà triggianese.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

(Vedi galleria fotografica di Antonio Caradonna)

© RIPRODUZIONE RISERVATA Barinedita



Luca Carofiglio
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mercoledì 4 gennaio 2017
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