di Anna Maggio

Ecco i “donatori di coccole”: carezze e baci per i neonati abbandonati in ospedale
BRESCIA - "Donatori di coccole cercasi". Non potrebbe esserci slogan migliore per descrivere la missione dell'associazione "I bambini Dharma", una onlus di Brescia che dal 2011 con i suoi volontari riempie di attenzioni e affetto una particolare categoria di minori, quella dei neonati abbandonati negli ospedali a seguito del mancato riconoscimento dei loro genitori.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

La legge italiana prevede infatti la possibilità che il padre e la madre possano rifiutare il pargolo appena venuto alla luce in un nosocomio. Questa norma salva molti infanti dall'essere gettati nei cassonetti o lasciati per strada, ma non può certo rimediare alla mancanza dell'amore di chi li ha messi al mondo.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«Il nostro scopo è proprio quello di colmare questo enorme vuoto - spiega il 38enne Ivo Saiani, direttore dell'associazione -. Seguiamo solo bambini ospedalizzati e ne curiamo l'aspetto emotivo almeno fin quando comunità, servizi sociali e tribunale non si accordano sull'eventualità di darli in affidamento o in adozione. Abbracci, baci, carezze e canzoncine sono fondamentali sin dal primo giorni di vita. L'importanza di questi gesti è ancora più evidente per i piccoli affetti da patologie più o meno gravi: un po' di tenerezza vale quanto una medicina e trasmette loro una sensazione di protezione».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

I reparti di pediatria diventano così estremamente accoglienti così come auspicato in origine da Giovanna Castelli, l'infermiera fondatrice e presidente della onlus e nel rispetto del dharma, un termine ricorrente nelle religioni orientali che indica l'insieme delle azioni virtuose utili per contrastare la sofferenza degli esseri viventi.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ma come si entra nel gruppo dei “donatori di coccole” ? «Gli interessati svolgono prima di tutto un corso di formazione di dieci ore suddiviso in cinque incontri - evidenzia Saiani -. Durante la prima lezione presento assieme a un assistente sociale il regolamento dell'associazione, quello dell’ospedale che ci accoglie e le regole in materia di privacy. Nel secondo appuntamento una puericultrice e un’infermiera illustrano come muoversi nella struttura di cura. Infine negli ultimi tre colloqui uno staff di psicologi valuta le motivazioni che spingono gli aspiranti volontari a sobbarcarsi un impegno del genere».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


Non tutti i candidati infatti vengono accettati. «Alcuni vorrebbero unirsi a noi solo per pulirsi la coscienza da qualche cattiva condotta personale - avverte il direttore - o per sopperire a una condizione di vita infelice. Si tratta di persone che non soddisfano il requisito basilare dell'affidabilità. Abbiamo bisogno di una rigorosa selezione».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Tra i criteri di preferenza non c'è quello di status sociale: nell'organico figurano infatti operai, avvocati, giovani disoccupati, pensionati e casalinghe. Tutti pagano una piccola quota annuale che copre i costi del corredino del neonato e di una quota assicurativa. Davanti a loro si presentano disparate situazioni: ci sono piccoli in buone condizioni di salute abbandonati dai genitori per problemi personali, altri che invece non sono stati riconosciuti in quanto affetti da malattie invalidanti.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«Negli ultimi tempi stiamo cercando di allargare il nostro raggio d'azione - prosegue il 38enne - affiancando i nostri volontari anche a quei fanciulli vittime di maltrattamenti o che comunque una famiglia ce l'hanno, seppur in situazione di disagio. Ad esempio qui a Brescia c'è un bambino di Roma ricoverato in terapia intensiva: il suo quadro clinico è abbastanza compromesso e con lui c'è la mamma. Con il nostro sostegno supportiamo sia il malato sia la donna che è comunque coinvolta in un'esperienza così drammatica».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

L'associazione vorrebbe espandersi anche geograficamente. «Ricevo decine di mail da tutta Italia da parte di persone interessate all'apertura di una "Dharma" nelle loro città simile alla nostra - conclude il direttore -. Le richieste arrivano soprattutto da Milano, Padova, Roma, Bologna e Bari: tutti progetti che potranno decollare solo se qualcuno del posto dovesse decidersi di assumersi questa grossa responsabilità, coordinando tutte le attività di un'eventuale "succursale". Il mio contributo a distanza infatti da solo non sarebbe sufficiente».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Chissà, magari nei prossimi anni una valanga di coccole invaderà i reparti pediatrici di Bari.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Qui il sito dell'associazione.

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venerdì 22 aprile 2016
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  • cinzia cremisini - spero che un'iniziativa così importante abbia la giusta considerazione da parte di chi concede le autorizzazioni per avviarla, spero che se ne capisca la grande importanza e che la vedremo presto realizzata in tutti gli ospedali del nostro paese. Buon lavoro e complimenti.
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  • Maria Antonietta - Se ci fosse a Bari mi piacerebbe...ho perso un bimbo al 9mese di gravidanza e mi è mancato il contatto con il neonato...conosco tante mamme di angeli che farebbero le volontarie...specie chi come me non avrà un'altra possibilità di riprovarci!
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