di Eva Signorile

Bari, l'isolato rione Stanic: nome e destino legati a una grande raffineria
BARI – Collegato al centro cittadino dal “cordone ombelicale” di via Bruno Buozzi, il quartiere Stanic resta il rione più isolato e più “dimenticato” di Bari, identificato più che altro con il grande stabilimento industriale che vi ha dato origine ma ormai in stato di abbandono.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«La fabbrica nata come raffineria nel 1937, sotto il nome di "Anic", nel 1951 fu acquistata per il 50 per cento dalla Esso e mutò il suo nome in "Stanic" – ci spiega Nicola De Toma, residente nel rione e con un passato da consigliere proprio per la circoscrizione San Paolo-Stanic -. Gli imprenditori si preoccuparono quindi di costruire alloggi per i propri dipendenti e sorse così il quartiere che da quella azienda prese il nome».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Si tratta di un gruppo di abitazioni nate intorno a una raffineria con il camino che sputava fuoco e fumi per quasi tutta la giornata. Oggi però la fabbrica è una vasta area semi abbandonata, in parte di proprietà della Mercedes, con il suo inconfondibile muro di cinta che costeggia via Bruno Buozzi per diverse decine di metri.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ed è dall’alto che si possono percepire le sue straordinarie dimensioni. Salendo sull’attico della vicina e moderna sede della Cgil, in via Calace, sotto i nostri piedi si distende l’ex raffineria (accanto alla quale si innalza anche il complesso azzurro della centrale Enel, anch'essa in via di dismissione). Visto da qui, questo fossile del recente passato industriale barese ci sorprende: le cisterne arrugginite, i viali deserti, i caseggiati ormai vuoti conferiscono al complesso la stessa struggente bellezza che hanno le belve ferite. (vedi foto galleria)

E’ da questa visione che comincia il nostro viaggio in questo quartiere, di fatto formato da due zone distinte: la Stanic “vecchia” e il Villaggio del lavoratore. Due zone “separate in casa”, collegate unicamente da via Bruno Buozzi, un’arteria di due chilometri eternamente trafficata che impedisce di spostarsi a piedi da una parte all’altra del quartiere, a meno che non si voglia rischiare la propria vita fra auto e camion che sfrecciano a velocità sostenuta.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

La Stanic “vecchia” è l’area che sorge accanto alla raffineria. Qui ci sono due strette vie: via Cassala e via Calace, su cui si “ergono” basse palazzine di pochi piani. Un buco in un muro ci rivela, indiscreto, il campetto di calcio del quartiere (nella foto). Qualche metro più in là sorge invece il grande complesso scolastico della scuola Falcone-Borsellino.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

A guardarle da lontano le case popolari sembrano un allegro agglomerato declinato su diverse sfumature del giallo, ma basta imboccare una delle piccole traverse per notare ben altri scenari. L'allegria del giallo sfuma troppo spesso in toni più sbiaditi, fino a trasformarsi in un anonimo bianco sporco. Una pietosa mano di colore non guasterebbe, ma la vita pulsa comunque nei panni stesi che si gonfiano al vento e tra le signore che si scambiano le notizie del giorno con le buste della spesa in mano.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Sull’altro lato di via Buozzi ci sono i condomìni più moderni: è la zona che qui chiamano “dei cancelli grigi” in cui contiamo anche un negozietto di detersivi. Ma è sul lato opposto che si concentra la vita commerciale del quartiere, spalmata su una manciata di locali: una farmacia, un tabaccaio, una pizzeria aperta da poco, un bar, un’edicola, un panificio e all’interno del rione una salumeria-mini market (“Da Mimmo”), un centro snai e un meccanico. Non molto.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«Lo Stanic è un quartiere poco servito - afferma la signora Antonella -. Manca tutto, soprattutto dei supermercati forniti. E poi le strade sono rovinate e sporche». «Mancano i luoghi di aggregazione - continua la signora Anna -. Vorremmo più spazi verdi per dare la possibilità ai nostri ragazzi di incontarsi con i loro coetanei, stando al sicuro».«Le istituzioni non fanno niente per riqualificare il quartiere», ci dicono praticamente all'unisono Luigi, Andrea e Vito, proprietari rispettivamente del bar, della pizzeria e dell'edicola. Come dargli torto.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


Oltrepassato il semaforo di via Bruno Buozzi, in direzione Modugno, alla nostra sinistra si nota un’antica costruzione rossastra, il cui cancello si fa spazio fra gli ulivi. «E’ il vecchio mulino. Ora è in vendita», ci spiega De Toma. Alla nostra destra il muro della Stanic ci accompagna instancabile. Imbocchiamo una stradina a destra: è strada Torre dei cani, che prende il nome dalla masseria presente. «Si dice che la masseria si chiami così perché al suo interno erano ospitati molti cani – dice Nicola -. Il suo nome è passato poi alla strada, che un tempo si chiamava invece via dei Serpenti». Preferiamo però ignorare l’origine del nome più antico di questa via che si inoltra nella campagna.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Le contraddizioni del quartiere qui si acuiscono: da un lato la masseria, dall'altro un insieme di capannoni abbandonati. Le lamiere arrugginite della Edilferro svettano allettanti per gli appassionati di archeologia industriale. La strada si fa stretta e prosegue in un degrado sempre più evidente e ingombrante: rifiuti e fusti di sostanze chimiche abbandonati ovunque, persino l’abbozzo di un campo nomadi. La via sbocca su una garritta che ospitava il sorvegliante della Stanic.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Torniamo indietro. Qui siamo fermati da un gruppo di uomini. Sono i proprietari di alcuni capannoni presenti su via Torre dei cani: chiedono di essere ascoltati, si lamentano dell'abbandono in cui versa l'area ed è impossibile smentirli. «Non c'è luce, non c'è controllo, siamo completamente ignorati – affermano -. Non possiamo neanche fittare o vendere questi capannoni perché nessuno li prende, così privi anche di illuminazione». Ci mostrano la richiesta inoltrata al Comune per avere almeno la luce, un appello però rimasto inascoltato. «Però quando si tratta di farci pagare l'Imu e la Tasi, allora lo sanno che esistiamo, quelli del Comune», è il loro amaro commento.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ritorniamo su via Bruno Buozzi. Il distributore di benzina alla nostra sinistra ci offre nuovi scorci di vecchie strutture industriali in abbandono. Oltre un cancello troviamo un camion rosso. Sembra un vecchio mezzo dei pompieri o un giocattolo troppo cresciuto: sta lì incurante del tempo che passa, dimenticato dalla storia. Il distributore (uno dei quattro presenti su quella strada) si affaccia su lama Lamasinata, di fronte, ci sono le prime palazzine del Villaggio del lavoratore, che si estende dopo il ponte che congiunge i due costoni della lama.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

La parte più antica del Villaggio è costituita dai "villini", casette con piccoli giardini sorti intorno agli anni 50. Il quartiere è in espansione edilizia e rischia di farne le spese il progetto di costruzione di una scuola. L'area destinata all’istituto è ora recintata e pare che vogliano costruirvi un palazzo. Nel frattempo, al suo interno sono state lasciate alcune giostrine che così sole sembrano strani scheletri di dinosauri.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Il muro di fronte alla chiesetta è tappezzato di foto di un ragazzo: il quartiere si è stretto così nel lutto per l'ennesima vittima della strada. La strada laterale della chiesa, ci porta a ridosso di una costruzione. Qui De Toma ci mostra il degradato ipogeo “del Monaco” o dell'”Eremita”, così chiamato perché al suo interno viveva, appunto, un eremita.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

L’area abitata muore qui, lungo i binari della ferrovia Bari-Taranto. Non ci resta allora che lasciarci alle spalle questo strano quartiere, nato grazie alla raffineria Stanic, “madre” che ha dato a tante persone luce e pane, ma che oggi giace silenziosa, in attesa che qualcuno la riporti a nuova vita. (Vedi ampia galleria fotografica)
 
*con la collaborazione di Mariangela Dicillo
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA Barinedita



Eva Signorile
Scritto da
lunedì 24 novembre 2014
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  • giuseppe di taranto - perche' non parliamo del villaggio del lavoratore molto piu' vecchio addirittura del san paolo .. con mancanza di scuola materna ed elemenare .. con un ponte su via bozzi senza marciapiedi ...la gente cammina sui muri ... senza parafarmacia ...senza neg alimentari ...senza un mezzo che va al san paolo ...senza .... ti aspetto ...SIAMO STUFI
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