di Annarita Correra

L’Mra, il movimento dalla parte degli uomini: «Discriminati dal mondo femminile»
Dalle quote rosa al mantenimento dei figli in caso di separazione, dai parcheggi a loro dedicati alle leggi contro la violenza sulle donne, sono tante le conquiste raggiunte dal mondo femminile, in passato spesso discriminato dal “sesso forte”, quello maschile. Ma ora tra gli uomini c’è chi sta cominciando a “stancarsi” di questa situazione, lamentando un eccessivo squilibrio di privilegi a favore del gentil sesso.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ad esempio dal 2014 è attivo anche in Italia il movimento mascolinista “Mra”, abbreviazione di “Men's Rights Activism” (Attivismo per i diritti degli uomini), che attraverso petizioni e campagne sui social network si pone l’obiettivo di sensibilizzare sulla “parità dei sessi e la difesa degli esseri umani di sesso maschile”. Abbiamo parlato con il 23enne Alberto, uno degli amministratori della pagina Facebook “Diritti Maschili – Mra Italia”, nata solo due anni fa ma che conta già più di 19 mila followers.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Quali sono gli obiettivi del vostro movimento?

Sono tanti e tutti mirati a tutelare gli uomini dalle disparità di trattamento che subiscono ogni giorno, a partire dalle ingiuste e non meritocratiche “quote rosa”.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ma le quote rosa sono state pensate per dare una mano alle donne, in passato spesso discriminate nel mondo del lavoro…

Si ma questo non è un sistema equo, perché comporta l’esclusione di uomini in favore di donne che magari hanno competenze minori. E a essere danneggiati non sono solo i maschi ma anche le femmine perché vengono "messe lì" per soddisfare una determinata quota indipendentemente dalla loro preparazione. Noi ci opponiamo a un criterio di scelta che predilige una persona piuttosto che un’altra solo per il suo sesso.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Combattete però anche i “parcheggi rosa”: non è giusto che una donna incinta sia facilitata quando deve trovare posto alla propria auto?

Il problema è che spesso questo tipo di parcheggi non sono riservati solo a persone incinte o a neomamme, ma alle donne “in generale”, per tutelarle da possibili aggressioni in strada. E poi non ci sono solo i parcheggi rosa, ma anche i taxi rosa e i vagoni rosa (presenti anche in Italia sulla linea Venezia-Monaco), che dovrebbero proteggere le donne da possibili aggressioni sui treni, quando basterebbe semplicemente un aumento delle forze dell’ordine sui convogli. Sono tutti servizi che mirano a  proteggere esclusivamente il gentil sesso, ma anche gli uomini sono vittime di violenze, furti e omicidi. Tutti dovrebbero essere tutelati.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Però le principali vittime di violenza sono proprio le donne…

Guardate che nel 2010 uno studio statunitense, il “Nisvs”, che analizza le violenze subite da uomini e donne, ha constatato che in un anno il numero delle donne stuprate era pari a quello dei “made to penetrate”, cioè uomini costretti ad avere un rapporto sessuale senza dare il consenso, ad esempio mediante ricatti o minacce.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Stuprare e “indurre” a far qualcosa sono però due cose ben diverse…


In entrambi i casi non c’è consenso. In Italia in realtà esiste una legge contro la violenza di genere (legge n. 119 del 15 ottobre 2013), che tutela sia uomini e donne, ma il problema è che le campagne di sensibilizzazione sono tutte rivolte alla difesa delle donne e i centri antiviolenza sono quasi tutti gestiti da donne per donne. Tra l’altro noi proponiamo lo stop al male-bashing, ovvero a quelle pubblicità dove si deridono trattamenti degradanti nei confronti degli uomini, come schiaffi e calci ai genitali o quelle in cui si afferma lo stereotipo dell’uomo stupido o violento. Questo è sessismo.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.
 
Ci sono leggi che considerate sessiste?

Certo. Le “misure alternative alla detenzione per detenute con figli minori” (legge n. 40 dell’8 marzo 2001) è sicuramente sessista perché prevede che le donne condannate possano scontare pene detentive ai domiciliari se hanno figli minori di 10 anni. La stessa cosa non succede però per i padri, fatta eccezione quando la madre sia deceduta o altrimenti assolutamente impossibilitata a dare assistenza alla prole”. I padri sono penalizzati anche da altre leggi, come quella sull’infanticidio (articolo 578 del Codice Penale) che dà pene minori alla madre rispetto al padre. E anche la nostra Costituzione è sessista, perché l’articolo 30 afferma “la legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità”, mentre il 31 recita che la Repubblica “protegge la maternità”.  In entrambi i casi secondo noi si dovrebbe sostituire il termine paternità e maternità con “genitorialità”.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

A subire maggiori ingiustizie sono quindi i padri?

I padri separati specialmente. Con la legge n. 54 dell’8 febbraio 2006 è stato introdotto l’affido condiviso e quindi entrambi i genitori separati possono prendere decisioni per il figlio. Ma anche se si “permette” al padre di essere coinvolto nella vita del bambino, nella maggior parte dei casi la residenza del figlio coincide con quella della madre. E questo comporta che non solo l’uomo non solo non può vivere pienamente con il bambino, ma neanche vivere nella propria casa, anche se di sua proprietà. Il tutto mentre versa gli alimenti e il mantenimento. Figli, casa, soldi: quando ci si separa va tutto all’ex moglie.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ma non credete che con le vostre posizioni il vostro movimento possa essere considerato “maschilista”?

Assolutamente no. I maschilisti sostengono la superiorità dell’uomo sulla donna: vorrebbero riportare la società al tempo in cui la donna non aveva tutte le possibilità che vanta oggi. Il nostro scopo è invece un altro: quello di ottenere la rimozione di leggi sessiste che tutelano maggiormente le donne a discapito degli uomini. Non chiediamo meno diritti per le donne, chiediamo diritti per tutti.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Un esempio di male-bashing:


 

© RIPRODUZIONE RISERVATA Barinedita



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venerdì 12 maggio 2017
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