di Claudio Laforgia

Bari, la festa nazionale albanese: tra bandiere e “plis” un trionfo dell’integrazione
BARI - Rappresentano una delle comunità straniere più longeve di Bari, visto che la maggior parte di loro è approdata nel lontano 1991, nonchè la seconda per numero di residenti dopo quella georgiana. Parliamo degli albanesi che vivono nel barese (solo nel capoluogo sono 1200), una minoranza ben integrata e occupata con successo soprattutto nei settori agricoli e artigianali. E pensare che 25 anni fa furono protagonisti del più grande sbarco di migranti in Italia avvenuto su una singola nave, il drammatico arrivo della Vlora colma di 20mila disperati.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

L'occasione per conoscerli meglio si è presentata lunedì scorso, quando un centinaio di loro si sono radunati in un locale di via Fanelli per celebrare la festa nazionale dell'Albania. Il piccolo Paese balcanico ottenne infatti l'indipendenza dall'Impero ottomano il 28 novembre 1912, dopo secoli di dominazione: il dominio turco era cominciato infatti nel 1478 piegando la resistenza del principe Giorgio Castriota, detto "Scanderbeg", indimenticata icona patriottica locale.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Entriamo nell'ambiente designato per la ricorrenza e notiamo subito l'onnipresenza della bandiera nazionale, inconfondibile grazie all'aquila bicipite nera disegnata su uno sfondo rosso fuoco. Alcuni la appendono sui muri, altri la sventolano, altri ancora la usano a mo' di sciarpa. Ci sono persone di tutte le età: giovani, anziani e intere famiglie con bambini al seguito.  

In parecchi indossano il "qeleshe" (conosciuto anche come "plis"), copricapo tradizionale in lana di colore bianco tipicamente maschile, diffusissimo sino a qualche decennio fa. (Vedi foto galleria)

Scambiamo quindi due chiacchiere con i presenti cogliendo la fierezza con cui difendono le loro origini. «Mi sono perfettamente integrata in Italia - spiega per esempio Migena Mecja, 22enne accorsa qui per l'occasione da Rutigliano - ma ogni anno ci tengo molto a partecipare a questa festa. È un modo per mantenere vive le nostre tradizioni e per sentirsi "a casa" almeno per una sera».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


Jemir Poda, 32 anni, vive invece ad Altamura. «Sono in Italia da 17 anni - racconta il giovane - e a volte avverto il peso di essere lontano dal mio luogo di provenienza. Essere qui è quindi una maniera per ricordare con orgoglio le mie radici». Gli fa eco il 43enne Falli Arton giunto da Oria: «È stupendo pensare che come noi tutte le rappresentanze albanesi sparse per il mondo siano in festa contemporaneamente».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Le parole lasciano quindi spazio alla musica dei dj. Il ballo più atteso è sicuramente il "Vallja e pinguinit", cioè "Il ballo del pinguino", un motivetto dominato dal violino con il quale si avanza in trenino facendo ripetutamente prima un passo a destra, poi a sinistra, avanti, indietro e infine altri tre in avanti. Molto gettonato è anche il più semplice "Vallja", danza da fare in cerchio "imprigionando" ogni tanto al centro uno o più ballerini.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Si passa poi al "Napoloni", semplice ballo in voga nei matrimoni e alle canzoni "Tallava", un genere diffuso nei Balcani che mescola sonorità pop con gli strumenti tipici di ciascuna area dell'est europeo. Non può mancare infine il rap, il genere del momento, con alcuni ragazzi che sciorinano rime usando la lingua della madrepatria.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Canti, passi di danza e costumi di un popolo che in Puglia ha trovato riscatto, spesso svolgendo lavori snobbati dagli italiani (come la costruzione dei muretti a secco). I tempi della fame e della Vlora sono ormai un ricordo lontano.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

(Vedi galleria fotografica di Gennaro Gargiulo)

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Claudio Laforgia
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giovedì 1 dicembre 2016
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