di Marianna Colasanto

White red white rabbit: quando a teatro va in scena l'improvvisazione pura
WHITE RABBIT RED RABBIT. Genere: sperimentale; Attori: Licia Lanera;  durata: 90 minuti

Una scala, un leggio, una sedia e un tavolino con due bicchieri d’acqua: questi sono gli unici elementi che compongono la scenografia dello spettacolo teatrale White Rabbit Red Rabbit, scritto dall’autore iraniano Nassim Soleimanpour. A Bari è andato in scena una sola volta, all’Abeliano.

Del resto non è facile replicare quest’opera che si basa sull’improvvisazione pura: non c’è una regia, non ci sono prove e l’unico attore in scena deve confrontarsi con gli spettatori, alcuni dei quali chiamati sul palco in maniera casuale per rivestire i panni di alcuni personaggi.

All’Abeliano l’attrice che si è calata in questo difficile ruolo è stata Licia Lanera, arrivata sul palco solo con un boccetta di “veleno” e a cui è stata consegnata subito una busta sigillata con dentro alcune indicazioni da seguire. Tra queste, i numeri corrispondenti ad alcune poltrone, quelle sulle quali siedono coloro che diventeranno ben presto protagonisti della scena.

L’attrice ad esempio chiama il numero 3, che corrisponde al posto di una signora sulla quarantina, a cui viene chiesto di salire sul palco e interpretare la parte di un orso che lavora nel circo. Ma ecco che ad essere “nominato” è il numero 9, ovvero un vivace vecchietto che una volta in scena diventa un coniglio che vuole entrare nel circo. Il tutto mentre La Lanera riveste il ruolo di un giaguaro che imita uno struzzo.

Tutti si muovono seguendo le indicazioni di Licia o meglio quelle del “copione” che lei ha in mano. E non è facile gestire gli attori improvvisati, che si aggirano anarchicamente sul palco, divertiti e atterriti allo stesso tempo.  


Sensazioni che si registrano anche tra gli spettatori, che ridono a crepapelle per l’assurdità della situazione, temendo però al contempo di essere chiamati sul palco. E’ impossibile distrarsi. Il fattore sorpresa è infatti il punto forte di questo spettacolo, dove convivono comicità e dramma.

Dramma perché a un certo punto chiede al pubblico di chiudere gli occhi per riaprirli dopo un paio di minuti. Niente viene detto su ciò che è accaduto in quel frangente, mentre nessuno poteva vedere ciò che avveniva sul palco. La Lanera si limita a sedersi a terra, ponendo al suo fianco i bicchieri posti in precedenza sul tavolino.

Poi comincia a leggere la parole la storia dell’autore, Nassim Soleimanpour, che racconta il dramma del vivere in Iran, un Paese dove la libertà è di fatto negata: non si può esprimere il proprio pensiero, né ad esempio viaggiare. Proprio per questo motivo affida alla sua opera il compito di travalicare i confini asiatici, per arrivare sui palchi di tutto il mondo e “vivere” attraverso le emozioni del pubblico.

Finita la lettura l’attrice passa il copione a uno spettatore in sala. Si tratta di una ragazza: sarà lei a concludere lo spettacolo, dicendo alla Lanera cosa deve fare. La tensione sale: la ragazza le dice che dovrà prendere il contenuto di uno dei bicchieri. Le lacrime iniziano a scorrere sul viso di Licia. Lei beve, il suo corpo si accascia e il sipario si chiude.

© RIPRODUZIONE RISERVATA Barinedita



Marianna Colasanto
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giovedì 19 ottobre 2017
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