di Salvatore Schirone

La storia delle "baracche", i lidi sospesi su un mare che Bari un tempo poteva toccare
BARI – Bari è una città adagiata su un mare che può solo intravedere senza riuscire a toccare. Tra la spiaggia di San Francesco a nord e quella di Pane e Pomodoro a sud, intercorrono infatti quasi dieci chilometri di litorale in cui l’Adriatico risulta inaccessibile ai baresi: per una metà è completamente precluso dal porto, per l’altra dal lungomare.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ma non è stato sempre così. Alla fine dell’800 e nei primi decenni del 900, dall'attuale ansa di Marisabella fino al lungomare sud, si trovavano decine e decine di lidi definiti all’epoca “baracche”. (Vedi foto galleria)

Si trattava di curiose strutture mobili in legno: delle specie di palafitte sopraelevate che permettevano ai baresi di raggiungere più facilmente acque più profonde e pulite. Erano lunghe passerelle al termine delle quali piccoli capanni consentivano alle pudiche donne dell’epoca di spogliarsi al coperto, lontano da sguardi indiscreti.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Una foto del 1890 mostra alcune baracche costruite a ridosso del Castello normanno-svevo, ancora lambito dal mare. A quel tempo infatti il porto si limitava al molo borbonico: solo a partire dal 1925 si cominciò a lavorare alla grande infrastruttura che da quel momento in poi chiuderà come una saracinesca il litorale dei quartieri Marconi e Libertà.

Ma anche Bari Vecchia era completamente circondata dall’Adriatico. Sotto il Fortino si trovava la “barracche de la pertèdde”, che prendeva il nome dalla caratteristica chiesetta ormai scomparsa che si trovava sulla Muraglia. Solo tra gli anni 20 e 30 sarà infatti aperto il lungomare che chiuderà l’accesso alla costa anche al quartiere Umbertino e al rione Madonnella.


Proprio in questa parte di litorale, tra la Camera di Commercio fino all’attuale Pane e Pomodoro, c’era la maggior presenza di baracche. Il tratto di costa era soprannominato “U Felòscene” (Il Filosofo) ed era completamente privo dei monumentali palazzi istituzionali che verranno costruiti durante il Fascismo.

Ma come si presentavano questi stabilimenti balneari che venivano smontati d’inverno e ricomposti in primavera? Le palafitte, come ci racconta lo storico Alfredo Giovine nei suoi scritti, «venivano dipinte vivacemente da pittori artigiani che, a modo loro, raffiguravano procaci bagnanti in ingenui costumi da bagno, sirene dallo sguardo ammaliatore e altri soggetti marini decorativi».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

I lidi portavano sovente i nomi dei proprietari: “Savoia”, “Mineccia”, “Carone”, ma non disdegnavano di ammiccare al cliente con titoli suggestivi quali “Real Bagno”, “Al Sole”, o il “Bersagliere”. Quest’ultimo, che riportava l’insegna di un fante piumato sormontato dal tricolore, era lo stabilimento della gioventù maschile. Qui i più ardimentosi osavano lanciarsi in acqua tuffandosi dal tetto degli spogliatoi.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Le baracche come detto cominciarono a sparire nel momento in cui Bari cambiò volto. Alcune riuscirono a resistere fino al primo Dopoguerra, ma nel 1946 anche lo storico Lido Marzulli, presente da decenni all’altezza di Pane e Pomodoro, decise di spostarsi sulla terraferma con una struttura in muratura. E da allora in poi i baresi, per citare lo storico Armando Perotti, “dissero per sempre addio al loro mare”.  

(Vedi galleria fotografica)

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Salvatore Schirone
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martedì 24 luglio 2018
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