di Giuseppe Dulcamare

La storia di ''Florio'', fondatore degli Ultras: «Vi racconto la curva degli anni 70»
BARI – Sono stati il fulcro della tifoseria del Bari per 36 anni, incitando i colori biancorossi prima nello stadio della Vittoria e poi nel San Nicola. Parliamo degli Ucn: gli Ultras Curva Nord scioltisi nell’agosto del 2012 per problemi organizzativi. Abbiamo intervistato colui nel 1976, a soli 18 anni, ideò e fondò il gruppo: il 59enne Franco Marvulli, detto “Florio”, con l’obiettivo di rivivere una storia che, nonostante le recenti ombre, ha comunque attraversato ben quattro decenni, segnando un pezzo di vita del capoluogo pugliese.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Per cominciare spiegaci il significato del tuo soprannome: Florio.

Da ragazzo cominciai a seguire il Bari con gli “Ultrà Bari Commando”, il primo gruppo più o meno organizzato della città. Io adoravo Italo Florio, il calciatore più funambolico della squadra di quegli anni: con i piedi faceva quello che voleva. Gridavo a squarciagola quando lui prendeva il pallone e così gli altri supporter più grandi iniziarono a chiamarmi così, come il nome del mio idolo.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Com’erano lo stadio e il tifo negli anni 70?

Molto diversi da ora, era un’altra epoca. Basti pensare che all’inizio dei 70 lo stadio della Vittoria non aveva nemmeno le barriere a dividere i vari settori: si poteva entrare con un biglietto di curva e spostarsi dove si voleva. Sembrava un mondo a parte, composto solo da uomini: non c’era nemmeno una ragazza tra gli spalti. Ma la cosa bella è che a prescindere dai risultati e dalla categoria in cui militava il Bari, al “campo” si andava sempre: c’era uno zoccolo duro composto da oltre 20mila persone che non mancava mai.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Perché nel 1976 decidesti di fondare gli Ultras?

Attraverso la tv, vedendo i gruppi organizzati di altre squadre come Torino o Milan, mi innamorai di quella idea di tifo. Convinsi così tutti i miei compagni di stadio dell’epoca (tra gli altri Claudio Petruzzelli, Francesco Biga e Roberto Maffei) a creare quelli che sarebbero diventati i primi ultrà organizzati del Sud Italia. All’inizio il nostro posto era sotto la torre di Maratona (il futuro settore “distinti”), ma poi ci spostammo in curva nord.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Curva che non era posizionata verso nord però…

No e non si chiamava nemmeno così: fu una nostra “invenzione” in omaggio alla curva omonima del Torino. E dopo un nostro striscione in onore di un attaccante del Bari che recitava “Penzo, la Curva Nord è nel tuo cuore”, il presidente Antonio Matarrese decise di chiamare ufficialmente il settore in quel modo.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


Hai parlato dei Matarrese: la famiglia prese il comando della società un anno dopo la fondazione degli Ultras e l’ha lasciata nel 2014, due anni dopo il vostro scioglimento. Un rapporto conflittuale quello tra tifosi e vecchia dirigenza, ma dal destino incrociato…

Nonostante il periodo buio i Matarrese sono solo da ringraziare: nel bene e nel male hanno regalato alla nostra città tanti anni di calcio ai massimi livelli. E “don” Vincenzo era il primo sostenitore della sua squadra, a differenza di tanti presidenti di oggi. I problemi extracalcistici che hanno investito la famiglia non possono cancellare ciò che di buono è stato fatto prima: i baresi purtroppo non hanno una buona memoria.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Tornando agli Ultras, ripercorriamone i primi passi…

Bastarono pochi anni per darci una vera organizzazione. Il gruppo era diventato molto numeroso e iniziammo a colorare gli stadi con bandieroni, coreografie, tamburi e cori ritmati. Tutto ovviamente autofinanziato: non ci siamo mai messi un euro in tasca e d’altronde all’epoca non esisteva la vendita di prodotti con il marchio ultras. Eravamo schietti e genuini, a quel tempo si andava allo stadio solo ed esclusivamente per fare il tifo. Oggi invece in molti ci vanno per passare il tempo, come se andassero in discoteca.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

E i rapporti con le altre tifoserie com’erano?

Eravamo intenzionati a essere odiati da tutti e il nostro atteggiamento attirò l’attenzione di altri gruppi, come quello degli Eagles, i supporter della Lazio, che ci chiesero di gemellarci: fu la nostra prima “amicizia”. Ricordo anche con piacere la piccola parentesi del gemellaggio con il Torino, poi perso per via della distanza. E nel 1983 raggiungemmo il legame con un’altra tifoseria “tosta” come quella della Salernitana: un rapporto fantastico che dura ancora adesso. Colgo l’occasione per ricordare un grande amico quale era Carmine Rinaldi, il “siberiano”, capo della curva sud campana, venuto a mancare nel 2010.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ci sono però stati anche rapporti un po’ più tesi, vedi quello con il Lecce…

Sì, anche se inizialmente la vera rivalità era con i sostenitori del Taranto. Nei confronti del Lecce c’era invece quasi simpatia: i baresi addirittura esultavano per le vittorie dei giallorossi che militavano in una categoria inferiore. Tutto cambiò durante la prima trasferta in Salento nei 70 (nel 1975 per la precisione), quando fummo vittime di ripetuti agguati e ci convincemmo che con loro non saremmo più andati d’amore e d’accordo.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Gli Ultras si sono sciolti ormai dal 2012 e ora sugli spalti sono presenti tanti gruppi minori. Hai nostalgia del tempo in cui dominava solo una “sigla” allo stadio?

Sì, specie perché soprattutto negli ultimi due anni le presenze in curva stanno sempre più diminuendo. Ho comunque il massimo rispetto per i gruppi attuali: stanno cercando di portare avanti il nostro lavoro e la nostra gloriosa storia, iniziata però quando tra giocatori simbolo e presidenti appassionati il calcio era tutta un’altra cosa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA Barinedita



Giuseppe Dulcamare
Scritto da
mercoledì 11 ottobre 2017
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  • marcello - Gruppo sciolto " per problemi organizzativi e vicende legate al calcio scommesse"... Ancora co sta storia del calcio scommesse, Dulcomare non scrivere inesattezze, la chiusura del gruppo non centra nulla con quella vicenda, ti ricordo che i tre fratelli sono usciti assolutamente puli da tutte le accuse che, ripeto, nulla hanno a che fare con lo scioglimento del gruppo. Chiaro? Marcello da Cagliari
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  • Riccardo - Gli UCN non si sono sciolti x problemi legati al calcio scommesse!!!
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  • Giosuè - Chiedete perché per tanti anni hanno disertato la trasferta di Taranto.
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