di Katia Moro

Stazione di Bari, una notte tra i clochard e i loro “angeli”: «A volte basta un sorriso»
BARI – Stazione centrale di Bari, ore 10 di sera, da vari angoli spuntano uomini dimessi in cerca di qualcuno. Questo “qualcuno” è il supporto unità di strada della Croce Rossa: trenta volontari che tre sere alla settimana portano bevande calde, dolci, indumenti pesanti e farmaci ai senzatetto della città. (Vedi video)

Si tratta di persone di tutte le età, uomini e donne che hanno deciso di fornire un supporto anche morale agli “ultimi”, a coloro che per vari motivi hanno fatto della strada la loro casa. «Abbiamo iniziato questa avventura nel dicembre del 2015 e da allora non ci siamo mai fermati - ci spiega la 59enne Consiglia Margiotta, presidente del comitato provinciale di Bari - . Portiamo loro beni materiali ma anche una parola gentile e un sorriso a chi è circondato da indifferenza, solitudine e abbandono».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Abbiamo deciso di seguire per una notte questi “angeli” in divisa color arancio e ci dirigiamo con loro sull’estramurale Capruzzi, all’uscita del sottopassaggio della stazione. (Vedi foto galleria)

Ed ecco emergere in silenzio alcune sagome. Il primo ad arrivare è Matteo: ha solo 28 anni, è di Corato ed è orfano sia di padre che di madre. A parte una fidanzata non ha più nessuno e si è ridotto a dormire in un sacco a pelo all’interno dell’ex Caserma Rossani.

«Ho fatto tanti sbagli lo ammetto, che ho pagato anche con il carcere – racconta il giovane che si vergogna di mostrare il suo volto – ma ora nessuno più vuole assumermi e darmi un lavoro. Nei dormitori preferisco non andare, sono sporchi e pieni di gentaglia. L’unica salvezza per me sono questi ragazzi della Croce Rossa. Avevo chiesto un giubbotto per ripararmi dal freddo e me l’hanno portato».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

In realtà i vari dormitori della città sono in molti casi preclusi a questi homeless, che secondo le stime della Croce Rossa sarebbero un centinaio in tutta Bari. «Non possono accedervi se non sono in possesso di una carta d’identità – spiega Consiglia – e la maggior parte di loro o ha perso il proprio documento o non può rinnovarlo perché privo di residenza».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Distribuiti abiti caldi, cappuccini e dolci, percorriamo le scale verso i binari ferroviari dove altre persone attendono ansiose i volontari. La zona dei binari a quest’ora è deserta ed è popolata solo da queste figure avvolte dalle tenebre di cui nessuno sembra accorgersi. Spicca in lontananza un vistoso fagotto su una panchina: sotto una coltre di coperte di lana dorme Filomena, una 50enne clochard che non ha più nessuno che si interessi a lei.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


«Per loro diventiamo quasi dei famigliari e oramai abbiamo dei rituali che si ripetono – racconta il 25enne volontario Alessandro Montecalvo, studente di Giurisprudenza -. Filomena ad esempio non si addormenta definitivamente se prima non passiamo a darle almeno un bacio e a rimboccarle le coperte. Qualcuno è invece più irascibile, ma basta parlargli un po’ ed ecco emergere tutto il bisogno di essere capiti».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ha molta voglia di essere ascoltato anche il 52enne Roberto. Si esprime in un italiano fluente e ci racconta che in passato aveva anche un buon posto di lavoro: ma dopo averlo perso non è più riuscito a mantenersi da solo. «Chi rimane disoccupato a cinquant’anni è spacciato – ci dice –. Per fortuna che c’è qualche mensa organizzata dalla Caritas o qualche parrocchia che ti aiuta. Alcune volte si può trovare un letto nella Caserma Rossani o a Villa Roth. Altrimenti per i senzatetto sarebbe la fine: lo Stato di certo non pensa a noi».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Lasciamo Roberto e ci dirigiamo nei pressi dei binari delle Ferrovie appulo-lucane, dove tra alcune logore coperte giacciono per terra Giuseppe e Vito. Il primo abusa di alcol, e si sente, ma nonostante tutto ritiene di essere capace di prendersi cura del compagno che ha una mano ferita e sanguinante. «Vito è più fragile degli altri ed è il bersaglio di chi si diverte a prendersi gioco dei barboni e ad aggredirli – ci spiega la 66enne volontaria e referente Magda -. Credo gli abbiano ustionato la mano. Un’altra volta in pieno inverno lo ritrovammo bagnato fradicio e tremante: gli avevano lanciato addosso una secchiata d’acqua gelida. Noi cerchiamo di difenderli il più possibile, ma non è semplice».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Magda per Giuseppe e Vito è un punto di riferimento: la chiamano "zia” e chiedono sempre di lei. E per questa donna, oramai pensionata, dedicarsi ai senza fissa dimora è diventata l’occupazione principale. «Perché nulla è paragonabile ai sorrisi e alla riconoscenza che riceviamo da queste persone – conclude Magda -. Tra paura e miseria sono tra i pochi ancora in grado di riconoscere un vero gesto di generosità».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

(Vedi galleria fotografica di Gennaro Gargiulo)

Nel video (di Gianni de Bartolo) il nostro viaggio accanto ai volontari della Croce Rossa:





 

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Katia Moro
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giovedì 27 aprile 2017
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