di Ilaria Palumbo

Due passi in via Amendola: alla scoperta delle più magnificenti e nascoste ville di Bari
BARI – Corso Alcide de Gasperi, via Fanelli e via Amendola: sono queste le tre strade di Bari caratterizzate dalla presenza di antiche e splendide ville in stile liberty. Con alcune differenze. Se sulla prima via infatti gli edifici sono quasi tutti ristrutturati e perlomeno in parte visibili, al contrario sulla seconda strada è l’abbandono a farla da padrone, con strutture spesso celate da recinzioni e arbusti. Via Amendola poi è una storia a parte.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Qui in poco più di 500 metri sono presenti ben 9 ville storiche, tutte restaurate e abitate, ma di fatto “invisibili”, nascoste agli occhi dei passanti. Eppure parliamo di una delle strade più trafficate della città, percorsa ogni giorno da migliaia di persone, che però pur volendo non riuscirebbero mai ad ammirare uno di questi edifici, "separati" dalla città da alti cancelli, imperiosi muri in pietra e lunghi viali costellati da alberi e fitte aiuole.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Noi però ci abbiamo provato. Scovando pertugi, suonando ai citofoni, parlando con domestici dal chiaro accento straniero, abbiamo tentato di dare uno sguardo a una delle zone più affascinanti e “misteriose” della città. E questo è il nostro racconto. (vedi anche foto galleria)

Il nostro viaggio parte dall’incrocio tra via Amendola e via Leonida Laforgia (foto 1), appena superato sulla sinistra il complesso dell’Executive Center.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ci dirigiamo quindi in direzione Mungivacca ed ecco subito sulla destra la prima costruzione: è piccola ma suggestiva ed è oggi sede di un bed&breakfast (foto 2). Evidentemente ristrutturata da poco, è introdotta da tre colonne in pietra che si alternano a cancelletti in ferro e muretti che ne lasciano intravedere il semplice prospetto di colore rosso scuro (foto 2b).Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Invece sulla sinistra, al civico 176,  si trova quella che è la dimora più maestosa presente su via Amendola, una delle più grandi di tutta la città, immersa in un parco alberato di ben 15mila metri quadri: si tratta di villa Bonomo (foto 3).

Ad accoglierci troviamo il suo monumentale e imponente avancorpo d’ingresso in pietra chiara, costituito da un’apertura centrale ad arco a tutto sesto capeggiata dallo stemma di famiglia e delimitata da semicolonne binate che sorreggono un’elegante balaustra in pietra (foto 3b e 3c). L’elemento più caratteristico è costituito però da due torrette laterali forate da bifore, di un acceso colore giallo, che sembra quasi facciano da guardia alla casa (foto 3d).Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Costruita dai coniugi Mancazzo e Pappagallo di Molfetta, agli inizi dell’800 consisteva in un semplice casino, al quale man mano i possessori successivi hanno aggiunto terreni e strutture. Fino alla configurazione definitiva di villa di circa 800 metri quadri improntata al gusto neogotico fornitole dalla famiglia Diana a cavallo fra i due secoli, che all’epoca la dotò anche di una cappella privata e di un gazebo di ferro in stile liberty. Attualmente è di proprietà dei Bellomo, che la acquistarono nel 1934.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Proviamo a varcare l’ingresso della residenza e ci ritroviamo in un piccolo androne (foto 4). Citofoniamo ed ecco che il massiccio cancello in ferro si schiude: davanti a noi si apre un lunghissimo viale di cui non si riesce a scorgere la fine, fiancheggiato da alti pini e palme alternate a vasi ornamentali. Il cancello si richiude alle nostre spalle insieme al rumore del traffico e la sensazione è quella di ritrovarsi in un luogo lontano dalla città, immerso nel verde e nel silenzio. Dopo qualche minuto di camminata arriviamo finalmente alla residenza, sviluppata su due piani, davanti a cui si trovano raffinate statuette neoclassiche situate in una verde aiuola ben curata. 

Il prospetto di colore chiaro (che vi mostriamo in galleria grazie a una foto tratta dal libro “Ville e giardini a Bari fra l’800 e il 900” di Michela Tocci e Giuseppe Romanelli), è sobrio e compatto, costellato da numerose persiane verdi (foto 5). E’ impreziosito da alcuni motivi classicheggianti in rilievo sul piano superiore alternati a lenese di ordine dorico e all’altezza del terrazzo da due bifore neogotiche.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


Alla destra dell’immobile si apre un ampio terreno e mentre ci guardiamo attorno alla ricerca della cappella e del gazebo, ci arriva incontro un cameriere straniero in divisa nera e viola, con un vassoio in mano, che ci avverte che il proprietario riposa. Ci chiede di andare via e soprattutto di non fare alcuna fotografia. Rispettiamo la richiesta e, un po’ sconfortati, ritorniamo sui nostri passi per proseguire il nostro tour.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Superato il lungo muro di cinta che separa villa Bonomo dal resto della città, al civico 178, proprio di fronte all’ingresso dell’ospedale pediatrico Giovanni XXIII, troviamo un cancello incastonato fra due colonne bianche, su cui spunta una graziosa lanterna in ferro battuto (foto 6). Le sbarre del cancello sono coperte da una fittissima rete da cui riusciamo comunque a intravedere un breve sentiero alberato che conduce a una residenza di un delicato color ocra, al cui centro spicca un portone timpanato (foto 6b).Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Anche qui, dopo aver citofonato, il cancello si apre e correndo arrivano verso di noi due cani di grossa taglia accompagnati da domestici filippini che ci avvertono che il proprietario non è in casa e che loro non possono mostrarci la proprietà.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Non ci resta che continuare a passeggiare sul marciapiede, per ritrovare sulla sinistra una villa in evidente stato di abbandono (foto 7), anche se le due colonne e il cancello bianco arrugginito sui cui si distinguono due grandi lettere maiuscole (“T” e “R”), conservano comunque una certa eleganza. Ciò che riusciamo a scorgere tra la folta vegetazione è la cima di un fabbricato su cui si innalza una torretta in pietra (foto 7b).Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Anche l’edificio successivo, dove non troviamo nessuno ad aprirci, è separato dalla strada da due antiche colonne con cancello (foto 8). Nonostante questa volta le sbarre siano più larghe, possiamo intravederne solo una parte, essendo quasi del tutto coperto da piante e arbusti: è di colore bianco e sembra avere un aspetto decisamente più moderno rispetto alle altre ville, probabilmente ottenuto dopo un pesante restauro (foto 8b).

Sulla destra invece, poco più avanti, si trova un villino di un brillante colore arancione il cui tetto emerge timidamente fra gli alberi (foto 9). Qui, sempre con accento straniero, al citofono ci risponde un giovane che ci chiede di andar via in modo brusco.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Superato un distributore di benzina, troviamo sulla sinistra una tenuta d’epoca celata quasi del tutto da un moderno cancello marrone che ne smorza il tono “antico” e da cui fa capolino una parte di edificio semplice ma elegante. E’ di color crema e percorso da tre ampie finestre bianche (foto 10).

Sulla destra invece domina la signorile villa Lorusso, circondata da alberi ad alto fusto e palme (foto 11). Costruita nel 1896, come testimonia la data infissa alla base del cancello nero, presenta un vialetto circondato da un ampio giardino al cui centro sono presenti due panchine e alla fine una statuetta di donna (foto 11b). Di colore bianco e grigio, al piano terra presenta tre aperture ad arco a tutto sesto delimitate da lesene (foto 11c).

L’ultima struttura di via Amendola, molto più piccola rispetto alle precedenti, si trova sulla destra, quasi di fronte a strada Pezze del Sole: è villa Maria. È semplice e su un solo piano, di colore bianco e circondata da numerose piante, fra cui anche l’albero di giuda costellato da fiorellini viola che sbocciano proprio in questo periodo (foto 12). «Il suo nucleo originario risale agli inizi del 900», ci dice il proprietario che becchiamo proprio mentre sta andando via.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Con tali parole finisce il nostro viaggio tra questi edifici storici e magnificenti, anche se forse un po’ troppo “tutelati” dai loro ricchi possessori.  

(Vedi galleria fotografica)

© RIPRODUZIONE RISERVATA Barinedita



Ilaria Palumbo
Scritto da
giovedì 20 aprile 2017
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