di Angela Pacucci

Adelfia e un tesoro nascosto: quell'antica villa romana scoperta ma poi riseppellita
ADELFIA - Un patrimonio archeologico da far invidia alla Puglia intera che giace sotto terra e rischia di essere inghiottito da un'aggressiva espansione edilizia. È l'assurda storia della villa romana di Adelfia, un prezioso complesso edificato tra il VI secolo a.C e il II secolo d.C e venuto alla luce vent'anni fa: il sito, scoperto per caso, fu riseppellito per mancanza di fondi e in futuro potrebbe essere mortificato definitivamente dalla costruzione di moderni palazzi nelle immediate vicinanze.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Il terreno privato che ingloba questo trascurato gioiello si estende guarda caso in contrada “Tesoro”, nell'agro a nord-ovest del paese e lambisce la strada provinciale 21 che porta a Bitritto. Siamo a pochi passi da Lama Picone, il letto del più grande fiume di Bari. È una zona piuttosto gettonata dai tombaroli: da secoli la presenza di antichissimi cimeli attira persone desiderose di piazzare qualche buon colpo sul mercato nero del collezionismo.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

È il 1996 quando sull'area giungono gli operai di una ditta bitrittese incaricata di alcune opere agricole. Sembra una giornata come le altre, ma a un certo punto i lavoratori vengono distratti dalla presenza di due individui sospetti: manco a dirlo, si tratta di predatori di reperti. In breve tempo vengono informati i Carabinieri e soprattutto la Soprintendenza per i beni archeologici pugliese, che giunta sul posto si trova di fronte a un ritrovamento straordinario.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Agli occhi dei funzionari si palesa la prima villa romana rinvenuta sul territorio regionale dotata di un impianto termale. Tra gli ambienti della struttura spicca innanzitutto la natatio, cioè la piscina, una vasca lunga 11 metri, larga 2,80 e profonda 2,70 che poggia su dei piccoli pilastri detti "suspensure", attorno ai quali circolava l'aria che riscaldava l'acqua. Si distingue chiaramente anche la pars rustica, la zona realizzata per l'attività della servitù e su alcuni muri vengono notati resti di mosaici. Tutto fa pensare che l'edificio potesse avere dei proprietari piuttosto benestanti.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


Insomma appare chiaro come ci sia parecchio da scavare: come ogni residenza che si rispetti manca ancora all'appello la domus, l'abitazione dei padroni di casa, mentre attorno al pregiato immobile spuntano come funghi nel raggio di un chilometro frammenti di oggetti di uso comune come i dolia, contenitori in terracotta di forma sferica. Una moneta in particolare dà una grossa mano nella datazione del complesso: è un denario d'argento raffigurante il volto di Vibia Sabina, moglie dell'imperatore Adriano, coniata tra il 133 e il 136 d.C.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Al termine della ricognizione la relazione della Soprintendenza parla chiaramente di una scoperta "di eccezionale interesse" e sancisce così la possibilità per Adelfia di diventare una località di punta per il turismo archeologico. Ma il sogno dura poco: gli scavi vengono interrotti dopo pochi mesi per mancanza di fondi. Gli amministratori locali intuiscono che la pausa non durerà poco e decidono di sotterrare nuovamente la villa con un sarcofago di terra e cemento per preservarla dalle intemperie e dai tombaroli. Rimangono visibili soltanto quel che rimane delle mura alte tre metri che circondavano la struttura e alcuni casolari di recente fabbricazione. (Vedi foto galleria)

«La volontà di ignorare il ritrovamento fu evidente», racconta Vito Nicassio, avvocato adelfiese e fondatore del Comitato villa romana contrada Tesoro, sorto due anni fa per sensibilizzare le autorità del luogo sulla cura dei tesori storici sparsi nel comune murgiano.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«Nel 1998 fu addirittura approvato un piano regolatore che dichiarò l'area della villa edificabile - spiega Nicassio - anzichè salvaguarla per la futura nascita di un museo archeologico a cielo aperto. Nel 2002 un decreto del Ministero per i beni e le attività culturali stoppò in parte le decisioni del Comune dividendo l'area in due parti. La prima fu contrassegnata da un vincolo diretto, cioè dal divieto assoluto di cementificazione e la seconda da un vincolo indiretto che consente l'innalzamento di palazzine secondo alcuni criteri particolari come un'altezza massima di 12 metri. Insomma - conclude l'avvocato - non solo attendiamo invano che il sito venga disotterrato, ma temiamo che attorno a esso possa sorgere da un anno all'altro una nuova zona residenziale».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

(Vedi galleria fotografica)

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Angela Pacucci
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martedì 5 luglio 2016
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